«Ma mica ero l'agente immobiliare di Propaganda Fide». Pasquale De Lise, ex presidente del Tar, nominato dal governo il 18 giugno presidente del Consiglio di Stato, mulinella una mano, con l'aria di chi la sente dire grossa. Anche se la «cavolata», l'aveva detta il suo amico Pietro Lunardi: di aver scelto il palazzetto a prezzi stracciati su un catalogo che gli mostrarono lui e Angelo Balducci. «Ma per carità. A parte che Lunardi non lo vedo da tempo immemorabile. Io ero e sono consultore di Propaganda Fide. Ma è una carica onorifica. Non che io sia particolarmente legato al Vaticano. Mi chiamano per problemi generali. Di questo non si parlò. Semmai dell'idea di trattare la compravendita di interi palazzi con una sola persona». Ma anche il cardinal Sepe ora lo tira in ballo. Dice di essersi avvalso sempre della collaborazione sua, di Balducci e di Francesco Silvano. «Ma insomma. Io penso di avere un certo pedigree. Non mi sarei mai messo a trattare vendite o acquisti. Capisco che Sepe voglia scaricare. Bisogna avere carità cristiana. Ma la mia è una negazione radicale». E della casa di via Giulia per Bertolaso? «Mai saputo. E non capisco nemmeno: se c'è un proprietario e uno che dice di aver preso i soldi, cosa c'entra Propaganda Fide? Boh». Sul restauro «fantasma» del palazzo di Piazza di Spagna contesta: «Ho visto i ponteggi. Credo che i lavori siano stati svolti. Mi si accennò al restauro come operazione di routine finanziata da questa spa para-pubblica, Arcus. Era un palazzo storico e ne aveva i requisiti. I controlli non spettavano certo ai beneficiari del contributo. Semmai alla Corte dei Conti». De Lise, napoletano, 73 anni, 49 dei quali passati in magistratura, non abbandona il sorriso nemmeno se si accenna a quella telefonata in cui suo genero, Patrizio Leozappa, si vanta con Diego Anemone di aver usato De Lise per pilotare l'ordinanza del Tar favorevole al Salaria Sport Village: «Questa è un'altra stupidaggine enorme. Io già avevo lasciato il Tar. Sarebbe stato degradante chiedere un favore ai miei successori, di grado inferiore al mio». Ma allora suo genero perché lo dice? «Eeh! Sa quanti millantano. E poi ho visto quella ordinanza, dopo. Era impeccabile. La sospensiva non serviva perché il centro era già sotto sequestro penale e i lavori erano pressoché ultimati. Semmai si poteva impugnare. Perché non è stato fatto?». Ma Anemone era amico suo? «Mai visto in vita mia. Io sono stato amico solo di Balducci. Non lo rinnego, ma sono sorpreso. Non ho mai avuto l'impressione che avesse un dottor Jekyll dietro le spalle».