Primi no dai confederali, orchestra e coro aprono alla sovrintendente. Da domani musica in piazza Le linee guida del piano «salva-Maggio» della sovrintendente Colombo dividono il teatro. Da una parte Cgil e Cisl, che bocciano nettamente il progetto di risanamento, «troppo simile» nella sostanza al decreto Bondi; dall'altra la Fials, il sindacato di gran parte degli artisti, che apre alle proposte. Nel mezzo l'ultimo concerto, a rischio, martedì in piazza Signoria, e un cartellone estivo tra piazze e Anfiteatro delle Cascine. Ha l'effetto di una tempesta il nuovo piano industriale per l'azzeramento del deficit, di cui la neo neo-sovrintendente del Maggio musicale Francesca Colombo ha presentato le linee guida. Perché spacca il sindacato e fa prevedere una stagione di scontri tra i lavoratori. Già sullo sciopero di martedì sera contro il decreto Bondi, indetto in tutti i teatri italiani dai sindacati nazionali, non si è arrivati a una scelta unitaria. O meglio: ufficialmente l'astensione dal lavoro e la conseguente cancellazione del concerto di chiusura del Festival in piazza Signoria è confermata; ma la Fials, che mette insieme circa cento iscritti, per lo più orchestrali, pur aderendo allo sciopero «ci muoviamo in linea con le scelte nazionali» dice Marco Salvatori si riserva di scendere in piazza per intonare comunque L'inno alla gioia di Beethoven. «Vogliamo continua Salvatori approfittare di un momento come il concerto di chiusura, che porta almeno diecimila spettatori, per coinvolgere i fiorentini nella protesta contro il decreto Bondi che martedì arriva alla Camera». La decisione verrà presa non prima di domani: quello che è certo, ad oggi, e che a fronte di questa presa di posizione della Fials, i confederali, (Cgil, Cisl e Uil) hanno invece espresso, in maniera compatta, la loro volontà di scioperare e di andare a Roma a protestare sotto le finestre del ministero dei Beni culturali. In linea con questa posizione si preparano a fare battaglia anche qui, contro il documento della Colombo che, dicono, con il suo piano finalizzato a ridimensionare il personale e la programmazione artistica è sembrata troppo incline a sposare nei fatti il decreto. Sotto traccia, ma neanche più di tanto, la spaccatura delle varie sigle sindacali sullo sciopero di martedì indetto dai lavoratori delle Fondazioni liriche, fa intravedere una sorta di voto a favore o contro il piano industriale della Colombo. Non a caso Massimo Vagaggini della Cgil dichiara che il suo sindacato è pronto a fare battaglia «non solo contro il decreto ma contro contro chiunque si stia muovendo nella stessa direzione di quel documento». Nei prossimi giorni la Cgil presenterà un documento forte contro il piano industriale della Colombo e non è escluso che si muova anche per dare il via a qualche forma di protesta di maggiore impatto, forse già domani sera, in concomitanza con il Galà di danza in piazza della Signoria. Dello stesso tenore, anche le dichiarazioni della Cisl. «Martedì non saremo a Firenze, andremo a Roma per manifestare contro il decreto Bondi» dice Davide Cusimano. «La lettera della sovrintendente con il suo piano industriale aggiunge Angelo Betti ci preoccupa non poco, perché parla di tagli e di un intervento forte sul personale e arriva prima ancora che la Colombo si sia confrontata con noi». Anche la Cisl è pronta a redigere un documento che metta in chiaro la sua posizione sul programma di contenimento di spese della sovrintendente. Mentre la Fials prende tempo e apre al dialogo: «Noi chiarisce ancora Salvatori non siamo pregiudizialmente contro nessuno, e prima di contestare il piano della dottoressa Colombo vogliamo capire come lei vuole attuarlo. In fondo quello che ha annunciato è una politica di contenimento della spese e di risanamento del bilancio, cose che noi chiediamo da tempo». Insomma l'asse orchestra-sovrintendenza sembra per il momento sancito, tanto che qualcuno degli orchestrali non nasconde il desiderio di arrivare alla formulazione, per la loro categoria, di contratti diversi rispetto a quelli degli altri lavoratori (tecnici, amministrativi...). Sono solo voci, naturalmente. Alle quali la sovrintendente non replica. Lei, che ieri ha incontrato per la prima volta orchestra e coro e ha lanciato un appello contro lo sciopero, si limita a confermare la sua volontà di andare avanti col piano di risanamento che vorrebbe approvato dal Cda entro fine luglio. Prima di quella data, occorre che la Regione nomini i suoi nuovi rappresentanti nell'organo di governo del teatro dopo le dimissioni Nicola Danti (Pd) e Roberto Benedetti (Pdl). Con ogni probabilità mercoledì se ne parlerà in commissione Cultura e poi le eventuali proposte passeranno al Consiglio regionale. Oltre al nome dell'assessore Cristina Scaletti sembra prendere quota quello dell'imprenditore Niccolò Querci.