"Il Piano Quaroni cacciato dalla porta rientra dalla finestra con tutti i suoi limiti" Dopo un anno, finalmente, con la Conferenza cittadina di presentazione delle "Linee di sviluppo della città" riparte la vicenda del nuovo Piano Regolatore di Bari. Davanti ad un pubblico attento ma non numeroso, i progettisti ed i consulenti specialistici, coordinati da Gianluigi Nigro, capogruppo e coordinatore scientifico generale, hanno presentato e commentato, in due incontri pomeridiani al teatro Piccini, le tavole che illustrano il Documento Programmatico Preliminare. Emerge subito un aspetto fondamentale che caratterizza questo documento e che ha a che vedere col ruolo che si riconosce a Bari -città, insieme, internazionale, europea, mediterranea-rispetto all'irrisolto dilemma tra città metropolitana e città fulcro dell'area metropolitana. Il piano Quaroni aveva letto Bari come città metropolitana ed aveva ipotizzato la creazione di un nuovo centro urbano, lungo l'asse nord-sud, capace di dialogare con tutti gli insediamenti sparsi nella conca barese. Questa notazione, ripresa nel dibattito dall'architetto Ferrari, è stata messa in discussione da Nigro: l'impianto poderoso ed imponente, solo in parte realizzato, del piano Quaroni, tipico degli anni sessanta-settanta, era troppo forte ed innovativo per la città; dietro quel piano non c'è mai stata una cultura cittadina adeguata e capace di rispondere con coerenza alle valenze innovative di quell'impianto. Il piano in itinere, che legge Bari come fulcro dell'area metropolitana, non si propone, così, la creazione di un nuovo centro perché considera centro tutta quanta la città. In quest'ottica, lo schema della rete della mobilità e quello della rete ecologica sono il perno su cui articolare tutte le successive decisioni urbanistiche. Prima la mobilità. Come ha argomentato Stefano Ciurnelli, il più appassionato tra i relatori, il problema fondamentale è stato quello di separare il traffico pesante e passante da quello urbano. A questo servono proposte di multimodalità, il nuovo svincolo autostradale capace di collegare direttamente area industriale aeroporto e porto, il raccordo tra le autostrade, l'alleggerimento del traffico sulla costa, nuovi assi trasversali paralleli alla circonvallazione e lo stesso asse nord-sud, le soluzioni ferroviarie concordate: compressione del fascio binari, variante del percorso ferroviario a sud, che così si allontana dalla fascia costiera, nuove stazioni metropolitane e relativi nodi di scambio. Dopo la rete ecologica. Se si devono salvaguardare le lame e rispettare il Piano paesaggistico, è necessario porsi il problema dei diritti acquisiti dai proprietari di tante aree edificabili del piano Quaroni (ancora 15 milioni di metri cubi residuali) sulle quali, in parte, sono già state presentate lottizzazioni. Qui entrano in gioco variabili imponderabili ed incontrollabili che hanno a che vedere con i comportamenti della piccola e grande proprietà rispetto alle proposte di perequazione, premialità e compensazione che trasformano le quantità edificatorie certe (io posso costruire sul mio suolo quello che prescrive il piano) in diritti edificatori utilizzabili solo su suoli diversi appositamente individuati. Per altro, in molte aree, o parti di esse, l'edificazione è stata preclusa. Variabili così complesse che, non a caso, i progettisti hanno evidenziato la necessità di avviarne la sperimentazione con una Variante di Transizione, anticipatrice del piano regolatore, a farsi su una delle sette Azioni Strategiche Integrate sul Sistema Insediativo. Mauro Sàito e Francesca Calace le hanno illustrate tutte: sella centrale, nuova centralità ovest, città al porto, tondo verde e viale Quaroni (asse nord-sud), parco costiero a Japigia, parco ecoproduttivo per l'industria, rigenerare le periferie. La prima, utilizzando le aree a liberarsi, in parte, dalla ferrovia, dovrebbe essere proprio quella presa a campione perché realizzabile su aree immediatamente disponibili e perché capace di saldare le due parti storiche della città (murattiano e prima espansione). Su queste aree, nella presunzione di una libera cessione delle stesse da parte delle FS, si farà un concorso internazionale che darà forma alla proposta di un sistema pedonale veloce ed automatico capace di collegare, colla tecnica del People Mover, l'ospedale al Campus, passando appunto, a ponte, sopra la ferrovia. Il piano Quaroni, cacciato dalla porta rientra dalla finestra, con tutti quei limiti che ne hanno frenato l'attuazione; quello che un tempo si chiamava Piano Quadro ora, cambiati i tempi, ha il nome più accattivante di Progetto Urbano. Ci attende una lunga stagione di progetti di carta.
Per Bari rispunta un piano urbanistico modello anni '60-70?
Il nuovo Piano Regolatore di Bari è stato presentato alla Conferenza cittadina di presentazione delle "Linee di sviluppo della città". Il piano, coordinato da Gianluigi Nigro, ha presentato le tavole che illustrano il Documento Programmatico Preliminare. Il piano Quaroni, progettato negli anni sessanta-settanta, aveva ipotizzato la creazione di un nuovo centro urbano lungo l'asse nord-sud, ma è stato messo in discussione perché troppo forte e innovativo per la città. Il nuovo piano legge Bari come fulcro dell'area metropolitana e propone la creazione di una rete di mobilità e ecologica.
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