presidente Comitato scientifico Green City Italia Da settimane il « Manifesto per Milano», promosso dal Corriere della Sera, consente di ripensare al futuro della città più europea d'Italia. Nel primo Forum europeo delle Green City, svoltosi proprio a Milano due settimane fa, i delegati dei vari Paesi europei hanno ribadito il ruolo centrale che Milano assume nella promozione delle «città verdi», ultima sfida per andare incontro ad un sempre maggiore bisogno di natura, anche all'interno della città stessa. Milano città europea per eccellenza, una città compatta, di matrice industriale, una città «introversa», con poche piazze, pochi spazi pubblici aperti. I suoi parchi e i suoi giardini sono di prevalente realizzazione storica, testimonianze del dopoguerra, qualche esperienza illuminata degli Anni 60, oppure parchi della nuova generazione postindustriale. Con quasi 20 milioni di mq di spazi verdi complessivi che di recente sono passati a 21 milioni e di previsione dovrebbero arrivare a 30 milioni di mq, nel quadro europeo Milano si inserisce in una buona media. Nonostante ciò, nell'immaginario collettivo ancora non risulta proprio una «città verde». Eppure sembra che sia proprio il verde a essere il collante di tutte le richieste per un possibile miglioramento della vivibilità urbana. Le trasformazioni in atto (come il Pgt in fase di approvazione) e il recente dibattito intorno agli alberi del Maestro Abbado ci fanno capire sostanzialmente lo stato d'animo dell'organismo urbano. Da un lato l'indubbia esigenza di rinnovarsi e di offrire a un sempre maggior numero di cittadini servizi, possibilità di movimento, sicurezza, lavoro, dall'altro l'esigenza di una nuova concezione dello spazio pubblico capace di rendere la nostra vita urbana fluida, piacevole e nel pieno comfort ambientale. Una sfida che Milano non può fare a meno di affrontare. Le condizioni ci sono tutte: il quartiere multifunzionale del Portello con il grande parco che metterà in connessione migliaia di persone, i due grandi interventi di trasformazione urbana di Porta Nuova e di City Life, entrambi organizzati intorno a un grande parco, il quartiere Maciachini come primo tassello di una più ampia riqualificazione di un comparto finora fin troppo periferico, sono solo alcuni esempi di queste trasformazioni che già si manifestano come laboratorio a cielo aperto di un'urbanistica partecipata. L'obiettivo dichiarato del Piano del Verde di raddoppiare il patrimonio verde, di realizzare i tanto desiderati Otto Raggi Verdi come prime linfe vitali che portano dal centro verso la prima cinta di congiunzione con il proprio hinterland, risulta un' autentica «rivoluzione verde». Se a Londra l'associazione «Trees for Cities» ha fatto piantare al sindaco Boris Johnson 10.000 alberi in città, a Parigi un'agenzia speciale si occupa di una rinnovata gestione del verde, ad Amsterdam sono stati spesi 50 milioni di euro solo negli ultimi 4 anni e a Berlino si aprono nuovi scenari intorno a una «Green Vision» che dovrà approdare a un'esposizione internazionale per i giardini nel 2017; per ora a Milano è stato sottoscritto da tutti i partner europei il manifesto delle Green City presso la Fondazione Catella. Milano sta per attivarsi fattivamente alla sua lenta ma sicura «conversione verde».
MILANO - conversione verde
Il Corriere della Sera ha promosso il Manifesto per Milano, che consente di ripensare al futuro della città. Il primo Forum europeo delle Green City si è svolto a Milano due settimane fa, con i delegati dei vari Paesi europei che hanno ribadito il ruolo centrale di Milano nella promozione delle città verdi. La città ha quasi 20 milioni di mq di spazi verdi, ma non è considerata una città verde. Tuttavia, il verde sembra essere il collante di tutte le richieste per un miglioramento della vivibilità urbana. Le trasformazioni in atto, come il Pgt in fase di approvazione, e il recente dibattito intorno agli alberi del Maestro Abbado, mostrano lo stato d'animo dell'organismo urbano.
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