L'Unesco ha bocciato «Salerno Longobarda» ritenendo i siti storici del capoluogo, soprattutto San Pietro a Corte, non adeguati e carenti per servizi igienici, informazioni turistiche e orari di visita. «E' stata una scelta politica scellerata ha detto l'assessore Enzo Maraio noi siamo in regola e riproporremo la candidatura». Il capoluogo era candidato con altri sette comuni Lo stop per carenza di servizi, info e accesso al sito Da pagina 1 SALERNO Possedere uno dei più importanti siti storico-archeologici d'epoca longobarda ed essere esclusi dal progetto "Italia Langobardorum", iniziativa che mira alla creazione di un "sito seriale" da inserire nel patrimonio culturale mondiale dell'Unesco: questo il paradosso che si registra a Salerno con il complesso monumentale di San Pietro a corte. Un'esclusione che ha pesanti ricadute non solo sotto il profilo della mancata promozione turistico-culturale della città, ma anche per l'impossibilità di accedere a fonti di finanziamento Unesco per la valorizzazione dello stesso complesso monumentale. Area storica L'antico monumento di San Pietro a Corte è uno dei simboli antichi di Salerno (foto Raffaele Avallone) Queste le conseguenze dell'esclusione, mentre per comprenderne i motivi è necessario ricostruire, in sintesi, la storia del progetto "Italia Langobardorum". L'iniziativa nasce nel 2004 per volontà dell'amministrazione comunale di Cividale del Friuli, intenzionata a valorizzare in chiave turistico-culturale le tracce del passato longobardo presenti in città. Iniziativa che, in maniera disorganica, ben presto si allarga ai comuni di Brescia e Castelserpio: dal lavoro delle tre amministrazioni scaturisce, nel 2006, l'idea della candidatura Unesco. Durante la fase preparatoria al nucleo originario si aggregano altri comuni custodi di memorie longobarde: entrano così a far parte del progetto Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento, Monte Sant'Angelo. Nel 2008 il "sito seriale" (ovvero un percorso storico-culturale che si articola su più località) viene ufficialmente candidato dal Governo italiano per l'iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco. A Salerno, intanto, nessuno sembra accorgersi di quanto sta avvenendo, benché anche la vicina Benevento sia ormai coinvolta a pieno titolo nel progetto. Il primo responso dell'Unesco è negativo: il progetto non rispetta tutti gli stringenti requisiti per l'inserimento del "sito seriale" nella lista del patrimonio culturale dell'umanità. Requisiti che non sono costituiti solo dal rilevante interesse storico ed artistico del monumento candidato al riconoscimento dell'Unesco, quanto dalla sua avvenuta valorizzazione e dalla sua piena fruibilità. Requisiti che eliminano sul nascere le speranze di inclusione di Pavia e Salerno, città capitali rispettivamente del regno longobardo e della Langobardia minor che, a dispetto della loro storia, non hanno saputo rendere fruibili le tracce di un glorioso passato. Numerosi gli elementi che hanno giocato a sfavore del complesso di San Pietro a corte e dell'annessa cappella palatina: in primis è necessario un orario di apertura più ampio rispetto a quello garantito dai volontari del Gruppo Archeologico Salernitano (che assicurano l'accesso almeno nei fine settimana), mancano poi del tutto pannelli informativi e guide plurilingue, così come assenti sono una libreria dedicata, i servizi igienici ed i percorsi per disabili. E questo senza voler considerare l'aspetto degradato dell'area antistante il complesso di San Pietro a corte, zona assediata dalle auto in sosta selvaggia e, troppo spesso, da cumuli di rifiuti abbandonati ai margini della piazza quando non direttamente lanciati oltre la cancellata che delimita l'area archeologica. Almeno su quest'ultimo fronte, però, qualche miglioramento dovrebbe arrivare nei prossimi mesi: i lavori di recupero del vicino Palazzo Fruscione dovrebbero sensibilmente migliorare l'aspetto dell'intera area, anche se per l'assedio di rifiuti ed auto in sosta selvaggia si attendono ancora adeguati provvedimenti. Per l'assessore al Turismo Enzo Maraio le vere cause della mancata inclusione di Salerno nel progetto "Italia Langobardorum" sono, tuttavia, da ricercare nella cronica carenza di fondi e nella difficoltà nel coordinare i diversi enti a vario titolo chiamati a tutelare il sito di San Pietro a corte. «In questa vicenda ha dichiarato Maraio non credo ci sia un problema di fruibilità, quanto di scelte politiche scellerate. Quando è partita l'iniziativa a Salerno eravamo all'apice della fruibilità dei siti perché era appena partito il progetto "monumenti sempre aperti" ed i siti longobardi, affidati al Gruppo Archeologico Salernitano, erano tutti accessibili, in particolare quello di San Pietro a corte la cui apertura era garantita tutta la settimana e non solo il sabato e la domenica. Non siamo stati comunque fermi, abbiamo preso contatti con il sindaco di Cividale, ospitandolo in occasione della Borsa del Turismo Archeologico. Il primo cittadino ha avuto così modo di visitare i siti longobardi salernitani, rimanendone favorevolmente impressionato, e proprio in quell'occasione ha dato ampia disponibilità a coinvolgere a pieno titolo anche Salerno in questo progetto».