ROMA - «È stata devastante, quell' intervista. Devastante». Parla l' ex ministro delle Infrastrutture. In che senso, Pietro Lunardi? «L' effetto è stato devastante, sul piano politico, personale. Non voglio più parlarne, non voglio più parlare». Lei aveva raccontato a "Repubblica", con naturalezza, che da ministro si era fatto ristrutturare la casa di campagna da Diego Anemone a prezzo di costo e aveva pagato un palazzo di Propaganda Fide la metà. «Non ho parlato di favori, ho usato il termine cortesie». Ecco. Poi si è scoperto che lei aveva firmato un decreto insieme all' ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione che assegnava 2,5 milioni pubblici per ristrutturare la sede di Propaganda Fide in Piazza di Spagna. Forse la Procura di Perugia ha visto lì il nesso dell' eventuale corruzione e l' ha indagata: acquisti immobiliari privati contro leggi favorevoli al Vaticano. «Sto aspettando che la magistratura mi convochi, ho qui con me le fatture dei lavori realizzati da Anemone, è tutto regolare». Ei finanziamenti di Stato al Vaticano? «In quel decreto c' è il mio nome, ma non ho scelto io i lavori da finanziare. Arcus, la società privata organizzata dai Beni Culturali, faceva il lavoro istruttorio: cercava i siti, proponeva il finanziamento». E lei e Buttiglione, al buio, mettevate la firma in calce. «No, non al buio... Guardi, non voglio più parlarne, spiegherò tutto ai magistrati». Per il palazzetto da acquistare in via dei Prefetti lei parlò direttamente con il cardinale Sepe? «Sì, certo, era lui il responsabile del patrimonio di Propaganda Fide. Mi aveva organizzato il contatto il mio funzionario Angelo Balducci».