C'È L'ANTICA chiesa di San Carlo al Lazzaretto, di manzoniana memoria, chiusa per rischio crolli e sotto monitoraggio continuo in attesa dell'attesa dei lavori. O l'antica chiesa di San Lorenzo Maggiore che da anni dovrebbe entrare in un progetto di recupero previsto per la valorizzazione della Milano romana. Ci sono anche le chiese "moderne", post belliche, come le quattro disegnate da Giò Ponti, fra cui la più urgente è la chiesa dell'ospedale di San Carlo, che hanno problemi statici, legati al deterioramento dell'anima in ferro del cemento, o estetici, per la caduta di alcune parti del rivestimento delle facciate in clinker. Il Duomo è in buona compagnia per quanto riguarda il bisogno di manutenzione. Per la sua guglia maggiore che cade a pezzi, dice l'arciprete monsignor Luigi Manganini, servono 9 milioni di euro. Ma quanti ne servono per restaurare le altre chiese di Milano? «Non meno di 7 o 8 milioni ad essere ottimisti, e solo per i dieci interventi più urgenti», annuncia l'architetto Carlo Capponi, responsabile dei beni culturali della diocesi, l'uomo che tiene in mano le sorti dell'enorme patrimonio artistico della chiesa ambrosiana, che ha oltre mille parrocchie e circa duemila chiese di competenza. La cattedrale infatti è solo la prima di una lunga lista di chiese in attesa di restauro. Secondo i calcoli di Capponi ogni anno la diocesi chiede alla Sovrintendenza dei beni artistici, culturali e architettonici l'apertura di circa 550 pratiche per interventi di recupero. «Si va da lavori molto ingenti - precisa Capponi - a restauri sulla singola tela o su un'opera d'arte». Per recuperare i soldi, la diocesi usa i fondi dell'8 per mille, l'8 per 100 degli oneri di urbanizzazione del Comune, o si appella allo Stato, che in dieci anni ha stanziato per Milano 4 milioni e 219mila euro, il 10 per cento dei fondi stanziati per tutte le diocesi italiane, dato che quella ambrosiana è la più grande d'Italia. Poi ci sono le erogazioni liberali che vengono dalle grandi Fondazioni (la Cariplo prima fra tutte) o da privati che poi scaricano la spesa dalle tasse. Ma ci sono anche parroci che fanno appello ai fedeli, sull'esempio di quanto fece l'abate di Sant'Ambrogio, don Erminio de Scalzi, per il rifacimento dei pavimenti tre anni fa, ottenendo un grande aiuto economico dalle facoltose famiglie del quartiere. Così è successo anche nella basilica di Santo Stefano alle spalle del Duomo, sede della cappellania dei migranti, dove la facciata seicentesca è stata rifatta di recente, ma non gli interni. Le comunità straniere latino americana e cingalese si sono autotassate per contribuire ai restauri, ma servono almeno altri 600mila euro per completare il lavoro. Ma anche in periferia ci sono problemi: l'analisi dei mattoni del campanile della storica chiesa Sant'Apollinare di Baggio ha fatto scoprire che ampia parte della muratura è di epoca romana ma non ci sono i fondi per restaurarlo. Stesso discorso vale per gli interni. Affreschi del '400 sono stati scoperti nell'abside della chiesa di San Siro alla Vepra, in zona Fiera, ma mancano i soldi per recuperarli. Mezzo milione di euro servirebbe per la chiesa della Sacra famiglia delle Suore Angeliche, come per la meravigliosa chiesa seicentesca di san Pietro Celestino di via Senato, data in comodato ai copti. Don Augusto Casolo, parroco di San Lorenzo, da anni attende risposte, dopo che sono stati scoperti reperti romanici e paleocristiani nel matroneo: «C'è un progetto di musealizzazione di quello spazio nell'ambito del progetto archeologico sulla Milano Romana - spiega - . Urge il restauro delle quattro scale delle torri per una spesa di circa 250mila euro, senza contare il problema degli intonaci della cappella di Sant'Aquilino, che andrebbero rimossi per far respirare i muri perché sono di impasto cementizio».