Possibile rafforzare il settore con nuova ricettività utilizzando il patrimonio immobiliare pubblico, il rispetto del territorio nelle città d'arte e la creazione di un sistema a rete tra tutte le infrastrutture Tre le proposte per risollevare il turismo in Italia: Riguardo alla ricettività oggi insufficiente e con prezzi troppo alti, occorre mobilitare le risorse immobiliari del patrimonio di Regioni, Province e Comuni, trasferendole a gestioni familiari o catene alberghiere. Serve anche un'offerta di servizi complementari per la realtà delle seconde case. Bisogna poi incominciare a vedere le città d'arte, storiche e archeologiche come luoghi centrali della produzione di beni immateriali più che come aree edificabili. Ambiente e territorio vanno rispettati per adeguare le nostre metropoli alle esigenze del turismo globale. Infine, le infrastrutture vanno dotate di un sistema a rete, che permetta al turista una facile percorrenza, per godere meglio delle bellezze del Paese. Un "cantiere" che non deve riguardare solo la grande mobilità ma anche le vie secondarie e realtà minori come porti e parcheggi. Senza dimenticare l'urgenza dello smaltimento rifiuti. La stagione turistica estiva, ormai è certo, si chiuderà con dati deludenti. Il turismo diffuso ha scelto altre mete, con un miglior rapporto qualità-prezzo, come Croazia e Grecia. iL turismo di elite ha subito anch'esso qualche flessione dovuta soprattutto alle carenze della ricettività, nelle infrastrutture, nei servizi. Ma ciò che è più grave è la "qualità" del dibattito sulla crisi del turismo. Un dibattito estivo, concentrato sulle polemiche fra governo centrale e regionalismo, e sulle ricette per migliorare la gestione di un ente, diventato ormai palesemente inutile, come l'Enti. E questo avviene oggi, quando più pressante si avverte l'esigenza di una "politica industriale". E già, perché l'industria turistica ormai è un'industria nel senso pieno del termine, cioè una filiera produttiva i cui vari aspetti, infrastnitturali, di servizio, di marketing, di qualità sono governati da regole precise che non lasciano spazio all'improvvisazione o al fai-da-te. Di più è un'industria che può ancora crescere e che per molte regioni del nostro Mezzogiorno rappresenterà, insieme all'agricoltura di qualità, una delle risorse principali su cui progettare il futuro. --------------------------------- L'allarme. Per questo la crisi del turismo è assai più allarmante del declino industriale: il declino industriale infatti è per molti versi inevitabile nel passaggio da una economia basata sulla produzione di beni materiali a una "economia della conoscenza", basata sui servizi e i "beni immateriali". Il turismo invece è, soprattutto in Italia, un perno della nuova economia. Una politica industriale per il turismo diventa allora un investimento sul futuro, un investimento a medio-lungo termine, dal cui successo dipenderà una quota non irrilevante del nostro reddito nazionale. Proposte concrete, dunque, più che gestione di equilibri istituzionali fra una babele di ministeri, assessorati, agenzie di promozione, comuni, province ed enti. È urgente che innanzitutto si crei una guida che dia gli indirizzi di politica industriale, un sottosegretariato forte alla Presidenza del Consiglio che coordini con autorevolezza e professionalità l'attività del ministero delle Attività produttive, del ministero delle Infrastrutture, di quello per i Beni culturali, delle Regioni, di Sviluppo Italia eccetera. ------------------------ Più coordinazione. Onde evitare che il ministero delle Attività produttive continui ad agevolare con la 488 iniziative spesso fuori da qualsiasi logica di sistema; che il ministero delle Infrastrutture sia lasciato da solo a pianificare un territorio secondo logiche di mobilità tradizionale, mentre ciò che si richiede è l'innalzamento della produttività territoriale dei distretti turistici; che il ministero dei Beni culturali rimanga la Cenerentola sul piano degli investimenti e assista inerte a progetti di presunta valorizzazione dei beni culturali. Per non parlare delle autonomie locali, che ormai si lanciano in progetti turistici, spesso faraonici e inconcludenti, pur di trovare una risposta alla crisi industriale e occupazionale! Unica iniziativa da prendere invece in seria considerazione è Arcus, la società destinata a gestire il 3 della spesa in interventi per i beni culturali e ambientali, che vede, al suo interno, tutti i principali ministeri coinvolti ed è quindi in grado di esprimere un'istanza di coordinamento. Il turismo è scienza del territorio, delle reti, delle residenze, è urbanistica e valorizzazione attraverso nuove tecnologie dei siti archeologici e monumentali. È pianificazione e marketing nella gestione dei musei e degli eventi culturali. È tutto tranne che improvvisazione. L'esperienza dell'associazione Civita, nei limiti delle possibilità di azione di una associazione senza fini di lucro, è da questo punto di vista illuminante. Partendo dall'individuazione dei distretti culturali e turistici, in una logica industriale di filiera e non pei "competenze territoriali" si è riusciti a indirizzare gli investimenti in una logica di sistema, che crea valore per il territorio. --------------------- Alcune proposte. Coordinare gli interventi è la strategia vincente. Studiare il mercato è il punto di partenza. Soprattutto oggi che i flussi turistici si muovono secondo le direttrice della "globalizzazione". Se è vero che 80 milioni di turisti cinesi sono nel futuro ormai prossimo alle porte d'Europa, occorre pensare e attrezzare l'offerta rispetto alle nuove esigenze della domanda. E ciò è vero anche per i settori di domanda specializzata, pensiamo àgli anziani o al turismo culturale o d'elite. Ecco alcune proposte concrete. Il primo blocco riguarda la ricettività: essa è insuificiente quantitativamente per il turismo diffuso a cui offre prezzi troppo alti, e spesso è carente di qualità per il turismo d'elite. Sul primo punto, occorre mobilitare le risorse del patrimonio pubblico di Regioni, Provincie e Comuni, trasformando parte di questo patrimonio in nuove residenze per il turismo di massa, che può essere molto più redditizio che non cartolarizzare gli immobili: le residenze possono poi essere trasferite a gestioni familiari o a catene alberghiere sull'esempio dei paradores spagnoli. Altra risorsa utile ai fini del turismo è il patrimonio delle "seconde case" che, se integrato da un'offerta di servizi complementari (viaggi, assicurazioni, visite turistiche ecc.) può essere valorizzata con vantaggi economici e senza sacrifici per i proprietari stessi. Iniziative queste più utili della creazione dell'ennesima agenzia di promozione turistica. Il secondo riguarda le città d'arte e le città con forti presenze archeologiche, monumentali e storico artistiche. Sono questi i contenitori della nuova economia della conoscenza. Anche i costruttori, a leggere gli ultimi documenti dell'Anci, stanno incominciando a vedere le città come luoghi centrali della produzione di beni immateriali più che come aree edificabili, e ciò è di conforto per chi crede che la progettualità intelligente, quella che rispetta territorio e ambiente, sia la chiave di volta per adeguare le nostre città alle esigenze del turismo globale. Nei prossimi anni anni difficili di transizione fra il modello industriale che ha dominato dal dopoguerra ad oggi e un nuovo modello ancora incerto nelle sue forme - le città saranno il luogo di congiunzione fra vecchio e nuovo. È lavorando sulle città che potremo costruire il futuro. Ultimo blocco, la creazione del "sistema a rete" delle infrastnitture. Non solo quelle della grande mobilità, ma anche della viabilità secondaria, indispensabile per godere il "paesaggio", non solo quello delle grandi infrastnitture, ma anche quello delle piccole: porti, parcheggi, sistemi razionali di smaltimento rifiuti giacché pensare di essere un Paese turistico senza aver risolto il problema dei rifiuti suona vuota utopia , investimenti a reddito che possono contribuire alle sviluppo e riqualificare l'offerta turistica. Questo è il vero "grande cantiere" che deve essere avviato già per la prossima stagione, se vogliamo evitare che alla crisi industriale si assommi un'altra crisi nel settore dove l'Italia è naturalmente dotata, il turismo.