Ci manca solo l'incubo del petrolio All'Elba tutti contro una società australiana che vuole trivellare in mare Ma l'ultima parola spetta a Roma Una compagnia petrolifera australiana attende il via libera dal governo per iniziare i sondaggi in un'area di mare a poche miglia a sud dell'Elba, nel bel mezzo del Santuario dei mammiferi marini. La zona, vasta 643 chilometri quadrati, è fuori dalla giurisdizione sia del Parco dell'Arcipelago che dei Comuni e quindi l'ultima parola spetta la governo. All'Elba si guarda con un misto di scetticismo e di inquietudine alla possibilità che la Key Petroleum, questo il nome della compagnia petrolifera, possa ottenere l'ok alla valutazione di impatto ambientale necessaria per poter iniziare le ricerche. L'area interessata è localizzata venti chilometri a sud dell'Elba ed è delimitata a nord da Pianosa, a ovest da Montecristo e a sud dalle Formiche di Grosseto. La zona ha una superficie molto vasta che corrisponde a tre volte l'estensione dell'Isola d'Elba ed è equidistante tra la costa toscana e la Corsica. La Key è interessata all'estrazione di idrocarburi con piattaforme offshore in tre aree del Mediterraneo: a Lampedusa, al largo della costa occidentale della Sardegna e nell'Arcipelago Toscano. Quanto all'Elba, la compagnia precisa di voler realizzare «due pozzi all'interno dell'area nella quale è stata richiesta la concessione» ed aggiunge, forse con un «pizzico» di ottimismo, che «entrambi hanno dimostrato presenza di gas». L'obiettivo primario, aggiunge la società, riguarda l'estrazione di «gas e, possibilmente, di petrolio all'interno dei carbonati mesozoici». Per la precisione, la Key vuol trivellare il sottosuolo fino a 3500 metri di profondità in una zona nelle quali le acque sono mediamente profonde tra i 100 e i 200 metri. Se la Key avrà il via libera, partirà con le trivellazioni per cercare gas metano negli strati compresi tra 500 e mille metri, metano o olio leggero, nella fascia successiva, fino a una profondità di 2.500, e poi tenterà di estrarre olio nei successivi mille metri. Attualmente, la Key è in attesa dell'esito della Via, per la quale il ministero dell'Ambiente ha chiesto nel maggio di due anni fa, un'integrazione, soprattutto per valutare meglio l'impatto che le onde sonore emesse dai sistemi con cui si effettuano le prime rilevazioni geologiche possono avere sui cetacei. Nel frattempo, dall'Arcipelago si moltiplicano le voci contrarie a quella che Umberto Mazzantini di Legambiente definisce «un'autentica follia capace di mettere a rischio il nostro ambiente e la nostra economia». Nettamente contrario il sindaco di Portoferrio Roberto Peria, mentre preoccupazione esprime Francesco Bosi, primo cittadino di Rio Marina, oltre che deputato. Mario Tozzi, presidente del Parco, preannuncia un'opposizione totale, anche se - precisa - «il Parco può far ben poco se le richieste riguardano aree al di fuori della propria competenza». Da geologo, però, Tozzi esprime forte scetticismo sulla fattibilità dell'operazione: «In questa parte del Tirreno - afferma - c'è ben poco da cercare, è inverosimile che si possa trovare petrolio». Per il momento, insomma, la salute del mare e delle coste dell'Arcipelago (ma anche della Toscana e della Corsica) sono nelle mani del governo: per le estrazioni off shore, precisa infatti l'assessore Annarita Bramerini, la Regione ha le armi spuntate, mentre può intervenire efficacemente nel caso di perforazioni sulla terraferma. Il percorso per mettere in sicurezza il mare toscano dal pericolo di trivellazioni è lungo: occorre tradurre le indicazioni del Piano territoriale della Regione in prescrizioni circostanziate nei singoli piani di indirizzo territoriale di Province e Comuni. C.B.
PORTOFERRAIO. Petrolio all'Elba. Legambiente: follia
Una società australiana, Key Petroleum, vuole trivellare in mare a poche miglia a sud dell'Elba, nel bel mezzo del Santuario dei mammiferi marini. La zona interessata è vasta 643 chilometri quadrati e corrisponde a tre volte l'estensione dell'Isola d'Elba. La Key vuole realizzare due pozzi all'interno dell'area e ha già trovato presenza di gas. Il governo toscano è stato informato e la Regione ha le armi spuntate per le estrazioni offshore, mentre può intervenire efficacemente nel caso di perforazioni sulla terraferma. L'opposizione è forte, con sindaci e deputati che esprimono preoccupazioni per l'impatto ambientale e l'economia.
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