Ma non tutti sono daccordo Niente spettacolo domani sera e la minaccia è di occupare il teatro. Però cè chi spera nella mediazione di Lissner su assunzioni e autonomia Sono rimasti in jeans e maglietta, hanno paura di finire in mutande. Per questo coro e orchestra della Scala - che venerdì sera hanno scelto di indossare alla prima del Faust un abbigliamento informale e non il classico abito scuro - hanno deciso di scioperare domani e far saltare la seconda rappresentazione dellopera di Gounod diretta da Stéphane Dénève con la regia di Eimuntas Nekrosius. E potrebbe essere in vista anche loccupazione, più o meno simbolica (sarà unaltra cosa che andrà discussa) del teatro. Insomma, si inasprisce di nuovo il clima contro i provvedimenti allesame del Parlamento che penalizzerebbero fortemente Scala e non solo: la riforma delle fondazioni (il decreto Bondi, approvato dal Senato, da martedì sarà alla Camera) e la manovra economica del governo, che taglierà il Fus, il fondo unico per lo spettacolo, insomma i finanziamenti, di 50 milioni. «Il risultato sarà devastante - dice Giancarlo Albori della Cgil - e ne sentiremo gli effetti per mesi, se non anni. Per questo credo che loccupazione del teatro sia più che plausibile». Conferma Giuseppe Nastasi, del Fials, violista dellorchestra, che laltra sera è stato tra i più attivi nel decidere la protesta in jeans e nel proporre lo sciopero: «È unipotesi che si valuterà domani in sede di assemblea e di coordinamento di rappresentanze sindacali. Certo, la rabbia cè, ed è parecchia». Cè poi unaltra ala, tra dipendenti e sindacalisti. Decisa nella battaglia, ma meno propensa a misure come occupazione e scioperi, un po per scetticismo verso la loro efficacia concreta, un po perché unastensione dal lavoro porta comunque a una busta paga più magra, un po perché la battaglia potrebbe essere ancora lunga. Se il decreto fosse modificato alla Camera, sarebbe costretto a tornare al Senato con un forte rischio di decadenza (va approvato entro martedì 29), cosa che probabilmente causerebbe una nuova riforma ancor più dura di questa. Poi cè il taglio del Fus, e tanto altro ancora. Dice Domenico Dentoni della Uil: «In teatro è sempre più sentita lesigenza che la specificità della Scala sia riconosciuta nel decreto, e finora se ne è tenuto poco conto». Traduzione, la speranza è che sia approvato il regolamento che concede alla Scala più autonomia finanziaria e nelle assunzioni del personale. Un tema su cui Stéphane Lissner si è impegnato a ottenere risultati concreti in tre mesi, in un incontro dei giorni scorsi coi sindacati, che però iniziano a fidarsi poco del sovrintendente. Lo sciopero di lunedì si aggiunge a quello già proclamato a livello nazionale per il giorno dopo, sempre contro la riforma degli enti lirici. Alla Scala martedì non è in programma nulla, ma lo sciopero comunque riguarderebbe (e colpirebbe nel portafoglio) artisti e dipendenti impegnati in prove e nellattività di tutti i giorni. Per questo è possibile - lo decideranno oggi i sindacati nazionali - che lo sciopero milanese di domani sia considerato unanteprima di quello in tutta Italia dellindomani.