Sembrava appagata più del solito la prof.ssa Angela Barbanente nella sala convegni di Castellana, mentre parlava a fronte di un affollatissimo uditorio di tecnici (geometri, ingegneri, architetti) per illustrare il cosiddetto "Protocollo Itaca-Puglia". La piacevole vivacità dellassessore regionale allAssetto del territorio, espressa a tutto tondo per la sua grande cultura urbanistica, ha fortemente caratterizzato il primo tema, "Levoluzione della progettazione", promosso dalla civica amministrazione della brillante cittadina delle Grotte. Il filo conduttore si è sviluppato quasi in sordina con lillustrazione, da parte di due relatori di un potente software che permette di aumentare la "produttività" professionale dei progettisti, grazie allaccesso di un database e di un sistema grafico per mezzo dei quali è possibile sviluppare applicazioni specializzate di progettazione e disegno per qualsiasi necessità. La convergenza delle innovative idee della Barbanente con luso di attrezzature computerizzate, è stata totale. Sostanzialmente ha messo a fuoco la necessità di "abitare sostenibile", una necessità primaria socialmente ed economicamente intesa. A nessuno è più consentito di trasformare il territorio comè stato fatto finora, ha detto, senza tenere conto dei caratteri paesaggistici. Bisogna ora valutare la vivibilità delle nostre città, per cui i nuovi strumenti urbanistici regionali saranno tutti orientati al rispetto dellambiente e delle risorse. I Pue (piani urbanistici esecutivi), inoltre, sono molto importanti e devono essere riferiti alla sostenibilità, al fine di costruire edifici accettabili in rapporto alla presenza del verde urbano, per ridurre il calore, il rumore e il dilavamento delle acque meteoriche. Ledilizia tradizionale, ha spiegato ancora lassessore, vive una crisi strutturale legata ai ridotti movimenti demografici e al crollo della domanda a seguito di una diminuita ricerca della casa, nonostante si sia elevato il livello di soddisfacimento della stessa. Il tema della riqualificazione delle città è un tema urgente da affrontare e risolvere, facendo delledilizia "regionale", geograficamente intesa, un punto di riferimento nel Mediterraneo: una filiera a basso consumo energetico prendendo la città di Bolzano come modello di impostazione. Insomma, la casa non più come un bene statico ma una struttura flessibile e variabile secondo le necessità familiari fino (addirittura) alla sua totale "estinzione", quando non serve più. I numerosi tecnici lì presenti credo abbiano accresciuto il loro bagaglio di esperienze da mettere in pratica, se vorranno davvero salvare lambiente e migliorare la vivibilità non solo nostra, ma specialmente quella delle generazioni a venire. Nelle nostre città di case da "abitare sostenibile" ce ne vorrebbero tantissime. Non edificandone altre, ma riadattando e modificando quelle esistenti parecchio in eccesso rispetto alle necessità della popolazione. Non è cosa da poco, per i paesi ancora alla ricerca di una progettualità che facciano del proprio territorio un habitat ecosostenibile. ambientalista