Via al piano di edilizia sociale. Taglialatela: Testo concordato con i costruttori Era stato annunciato in campagna elettorale ed è arrivato prima del previsto: approda oggi in Giunta il Piano casa 2, quello che nelle intenzioni del proponente, il neoassessore all'Urbanistica Marcello Taglialatela, dovrà cancellare le norme che hanno reso irrealizzabile in Campania il piano di edilizia sociale. Un piano che si sarebbe dovuto sviluppare in Regione riconvertendo aree dismesse individuate dai Comuni nel termine di sessanta giorni dall'approvazione della legge, salvo sforare quei termini per le difficoltà di adeguamento cui sono andati incontro gli enti locali. Il nuovo testo, dice l'assessore, è stato concordato con i costruttori di Ance, Anci, e con la soprintendenza dei beni artistici e culturali. ANTONELLA AUTERO Era stato lo stesso presidente della Commissione Urbanistica che aveva portato in aula il piano, Pasquale Sommese - all'epoca nel Pd, ora assessore nella giunta Caldoro in quota Udc il primo a evidenziare i limiti della legge 19 dl 2009 (il cosiddetto piano casa) proponendo una prima modifica (mai approvata per mancanza del numero legale) per allungare i tempi concessi ai Comuni per la individuazione delle aree da utilizzare a scopo residenziale. Sebbene molto attesa, la legge era stata approvata in fretta e furia il 28 dicembre 2009, diversi mesi dopo il via libera in commissione e al termine di un dibattito estenuante: ne uscì fuori una mediazione tra le spinte ecologiste della sinistra e il tentativo di andare incontro alle esigenze abitative. Ma che cosa prevede il nuovo testo? Meno vincoliper l'aumento delle volumetrie in deroga agli strumenti urbanistici vigenti: che se da un lato viene consentito solo per uso abitativo fino al limite massimo del 20 per cento della volumetria esistente, dall'altro viene esteso anche agli edifici residenziali composti da non più di tre piani (nel testo vecchio erano due). Per la riqualificazione delle aree urbane degradate, sparisce il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore del Piano entro il quale le amministrazioni comunali, con proprio atto, individuano ambiti per la trasformazione urbanistica ed edilizia. Ancora: se non sono disponibili aree da destinare a edilizia residenziale sociale, le amministrazioni comunali, anche in variante agli strumenti urbanistici vigenti, possono individuare aree da utilizzare allo scopo e destinare prevalentemente a giovani coppie e nuclei familiari con disagio abitativo. Si prevede, inoltre, che per le industrie inquinanti e per quelle non compatibili con attività residenziali limitrofe, la sostituzione edilizia è consentita a condizione della preventiva delocalizzazione dell'azienda in ambito provinciale garantendo, con apposito piano di delocalizzazione, l'incremento del 10 per cento nei successivi cinque anni degli attuali livelli occupazionali. Le novità Ampliamento fino al venti per cento della volumetria esistente per gli edifici uni-bifamiliari, gli edifici di volumetria non superiore ai mille metri cubi e quelli residenziali composti da non più di tre piani fuori terra (nel testo vecchio erano due), oltre all'eventuale piano sottotetto. Per la riqualificazione delle aree urbane degradate, sparisce il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore del Piano entro il quale le amministrazioni comunali, con proprio atto, individuano ambiti la cui trasformazione urbanistica ed edilizia è subordinata alla cessione da parte dei proprietari, di aree ed immobili da destinare ad edilizia sociale Se non sono disponibili aree da destinare a edilizia residenziale sociale, le amministrazioni comunali, anche in variante agli strumenti urbanistici, possono individuare aree da utilizzare allo scopo e destinare prevalentemente a giovani coppie e nuclei famliari con disagio abitativo. Per le industrie inquinanti e per quelle non compatibili con attività residenziali limitrofe, la sostituzione edilizia è consentita a condizione della preventiva delocalizzazione dell'azienda in ambito provinciale garantendo, con apposito piano di delocalizzazione, l'incremento del 10 per cento nei successivi cinque anni degli attuali livelli occupazionali. num. 119 - pag. 18