LA STORIA di Bologna a cui dare «lustro», il «rimpianto» di non essersi candidato a suo tempo per diventarne il sindaco PER quanto sia impegnato con la Fondazione Carisbo a seguire la nascita di questo museo, pensato per dare «prestigio alla nostra stirpe» ( Genus bononiae, appunto), Fabio Roversi-Monaco non si è distratto da quello che si dice, e che soprattutto succede, in città. Senza nascondere il cruccio, oggi che Bologna è in cerca di un sindaco, di non essersi voluto candidare quando era il momento. Così, quando inizia a conversare in un ufficio della sede della Fondazione Carisbo di via Farini, inforcando un sottile paio di occhiali a specchio («ho fatto una veloce operazione, un attimo dopo ho rivisto forme e colori come fossero nuovi, sensazione bellissima»), parla degli etruschi e di Vasco Rossi, della via Emilia e delle primarie, del Commissario Cancellieri e di Niccolò dell' Arca. Cominciando dalla storia. Di questa città, e di questo museo. «Ho iniziato a occuparmi dei beni artistici e della loro conservazione chiamato da Spadolini in commissione, a metà degli anni ' 70. Non voglio prenderla da lontano, ma spiegare che quando sono arrivato in Fondazione, e anche quando ero Rettore, ho sempre avuto una sensazione di sincero raccapriccio nel vedere l' abbandono in cui vengono molto spesso lasciati i nostri tesori. Qualè il compito di una Fondazione? Io credo anche quello di supplire alle lacune dello Stato. Non limitandosi a restaurare, come pure abbiamo spesso fatto, ma occupandosi di fare vivere le opere, quindi di conservarle». Il concetto di museo diffuso è una novità, affascinante ma anche complessa. «L' idea che da San Colombano si passi allo splendore del Compianto di Niccolò dell' Arca in Santa Maria della Vita, e i vicoli del quadrilatero sianoi corridoi di questo museo, a me è sempre piaciuta. Ed è proprio funzionale a un nuovo spazio espositivo che vuole parte dalle origini e racconta