Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo, denuncia: è un'operazione gattopardesca. Il testo preparato dal governo diverso da quello concordato Soffia aria di tempesta sulla riforma dell'Enit ormai in dirittura d'arrivo, anzi, per meglio dire, ai nastri di partenza parlamentari. Come anticipato da ItaliaOggi (si veda venerdì 13 agosto), il consiglio dei ministri, alla ripresa dei lavori fissata ai primi di settembre, discuterà lo schema di disegno di legge messo a punto dal ministro delle attività produttive Antonio Marzano. Le linee guida della riforma erano già note, in quanto rispecchiavano le indicazioni espresse dalle regioni in un documento sottoscritto alla Conferenza stato-regioni del 30 aprile. Adesso però, dai corridoi ministeriali, trapelano alcuni nuovi dettagli del testo da discutere in consiglio dei ministri, diverso da quanto atteso dalle associazioni imprenditoriali. Uno in particolare, quello sul numero e sulla conformazione del consiglio di amministrazione, ha fatto andare su tutte le furie i dirigenti di Federturismo Confindustria. I motivi li spiega a ItaliaOggi lo stesso presidente dell'associazione, Costanzo Jannotti Pecci. Domanda. Che cosa c'è che non va nello schema di riforma dell'Enit elaborato dal ministero delle attività produttive? Risposta. Dopo aver letto alcune anticipazioni sugli organi di stampa, il dubbio che mi nasce è che sia la classica operazione gattopardesca, si voglia far finta di cambiar tutto per non cambiare niente. D. Si può spiegare meglio? R. Sono due gli aspetti che non mi convincono. Le regioni che, secondo il documento da loro elaborato e approvato il 30 aprile in Conferenza stato-regioni, dovevano esprimere la maggioranza in seno al consiglio di amministrazione in realtà, con questa formula a 13 componenti, invece degli 11 previsti, non ce l'hanno. Questo è un dato, perché sei su 13 non è maggioranza. E rappresenta un ostacolo serio, in quanto le regioni, a buon diritto, rivendicano il loro ruolo nell'organizzazione turistica, a cominciare ovviamente dall'Enit. Quindi viene meno uno degli elementi caratterizzanti, che avevamo immaginato insieme alle regioni e in qualche modo condiviso con il ministero: che nel nuovo organismo di amministrazione dell'Enit le regioni fossero in maggioranza, coerentemente con quanto definito dalla riforma del titolo V della Costituzione. D. E l'altro elemento che non approva? R. La seconda questione ci tocca più da vicino e mi sembra davvero una presa in giro. Sono le imprese del settore che nominano i loro tre rappresentanti. Non il Cnel, in rappresentanza delle imprese, come pare sia fissato nel progetto di Marzano. Il Cnel non c'entra nulla in questa partita e non si può immaginare che surroghi le organizzazioni imprenditoriali, nell'indicazione dei loro rappresentanti. La proposta, uscita dalla stessa Conferenza stato-regioni, prevedeva sì la nomina di tre rappresentanti, ma indicati da quelle organizzazioni maggiormente rappresentative e anche' presenti nel Cnel. Ossia, erano considerate maggiormente rappresentative quelle che fanno parte del Cnel. Questo era stato fatto per evitare il possibile tentativo ministeriale di allargare il tavolo del confronto a tutta una serie di strani soggetti, che con la rappresentanza del mondo delle imprese turistiche avevano poco a che vedere. Se i rappresentanti nel consiglio dell'Enit devono essere espressione delle imprese, li devono indicare le associazioni, non certo il Cnel. D. C'è dell'altro che gli è rimasto, diciamo così, di traverso? R. La cosa che francamente mi ha lasciato molto perplesso è il metodo, oltre che il merito. Mi sembra a dir poco singolare che, dopo che stiamo stati sempre molto leali e corretti nei confronti del ministro, ora dobbiamo leggere sulle pagine dei giornali anticipazioni su quello che lo stesso ministero pensa di fare. Qualcuno sta truccando le carte. D. A suo parere le regioni staranno a guardare o faranno sentire la loro voce? R. Se effettivamente alcuni componenti del governo pensano che con tale condotta il provvedimento possa camminare, secondo me si sbagliano di grosso. Le regioni avranno sicuramente voce in capitolo e si pronunceranno in merito. Questo significa che si andrà per le lunghe e allora devo ritenere che, di fatto, non si voglia effettivamente risolvere il problema. E, dato che queste considerazioni le hanno fatte anche gli esperti del ministro Marzano, allora mi pongo la domanda se, in effetti, manchi la volontà di chiarire fino in fondo chi deve guidare la promozione turistica dell'Italia all'estero. D. È d'accordo sull'utilizzo della via ordinaria, con disegno di legge, per la riforma dell'Enit? R. Se il governo non intende utilizzare un provvedimento d'urgenza, ma invece procedere con il ddl, allora è un'ulteriore conferma delle perplessità che ho appena espresso. Le regioni hanno licenziato, in Conferenza stato-regioni del 30 aprile, un documento che noi sostanzialmente condividiamo. Non so se qualcuno dell'entourage del ministro vuole remare contro a quel progetto, perché magari non condivide un certo ridimensionamento del ruolo statale nella gestione dell'Enit. D. La riforma cade a poche settimane dalla Conferenza nazionale sul turismo in programma a Genova il 20 e 21 settembre. Che cosa si aspetta? R. Alla luce del pessimo andamento dell'industria italiana del turismo di quest'anno l'appuntamento di Genova assume una valenza formidabile se viene utilizzato bene. Diversamente, sarà la solita passerella di politici come in passato. D. Dopo Genova, a ottobre, ci sarà un altro importante appuntamento a Budapest, con il 3 Forum europeo del turismo. R. L'incontro cade in concomitanza con la firma del nuovo trattato europeo a Roma, che, contemplando il turismo, diventa una grande occasione di confronto per istituzioni e operatori del settore. Quindi bisogna presentarsi, come sistema Italia, attrezzati al meglio e soprattutto con le idee chiare su quello che bisognerà realizzare nei mesi successivi. Roma e Budapest sono due momenti topici e il governo deve arrivarci con un'agenda di impegni già definita. Certo, se queste sono le premesse, ho forti dubbi che si giunga rapidamente all'atteso avvio di quelle azioni necessarie per rilanciare la marca Italia', ultimamente un po' offuscata, nel panorama turistico mondiale
Enit, riforma con le carte truccate
Il presidente di Federturismo, Costanzo Jannotti Pecci, ha denunciato che il governo sta preparando una riforma dell'Enit che è diversa da quella concordata con le regioni. Secondo Pecci, il testo preparato dal ministro delle attività produttive Antonio Marzano è un'operazione gattopardesca che cerca di cambiare le cose senza effettivamente farlo. La riforma prevede una composizione diversa del consiglio di amministrazione dell'Enit, con 13 componenti anziché 11, e che le imprese del settore nominino i loro rappresentanti, anziché il Cnel. Pecci ha anche criticato il metodo utilizzato dal governo, che sembra truccare le carte e anticipare le sue intenzioni sui giornali.
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