ROMA - Il messaggio è "andate e fate", ai controlli ci pensiamo dopo, con calma. Chi decide di metter su un' impresa è «in buona fede» e fa le cose per bene, perché soffocare la sua iniziativa, ancor prima che parta, sotto una montagna di autorizzazioni e carte? E' questa la domanda che, nelle ultime settimane, il premier Berlusconi rivolgeva, fra gli applausi, alle platee di piccole e grandi imprese. E la risposta che si dava era sempre la stessa: la Costituzione è «datata», soffre di una impostazione «cattocomunista», è sospettosa nei confronti di chiunque voglia darsi da fare. La cambieremo, aveva promesso. Oggi si parte: le due modifiche all' articolo 41 e 118 di cui si parlerà stamattina al Consiglio dei ministri poggiano sul presupposto che - come si legge nel comma che sarà aggiunto all' articolo 41 - l' imprenditore sia responsabile di quello che fa. Quindi bisogna lasciarlo partire, e solo dopo controllare se le iniziative che sono state messe in atto abbiano o meno rispettato la normativa. Il principio, dice il governo, rovescia lo status quo. Lo Stato si fida, non ostacola, poi passa a dare un' occhiata. Secondo i testi, avanza l' era dell' autocertificazione, della segnalazione di inizio attività e dell' ex post. Stop a passaggi infiniti e alle carte bollate per ottenere le autorizzazioni: la parola, fatti salvi i casi «strettamente necessari» è eliminata. Per aprire una pizzeria o una fabbrichetta l' imprenditore passerà allo «sportello unico», autocertificherà il rispetto delle leggi e l' inizio attività e tirerà su la saracinesca. Stato, Regioni ed enti locali passeranno dopo a controllare. La burocrazia leggera, o quasi inesistente, sarà estesa «a tutte le ipotesi cui si può applicare»; le restrizioni del «diritto all' iniziativa economica» saranno limitate allo «stretto necessario». Ovvero, non varranno nei casi in cui vi sia una competenza della legge penale o dove si debba far riferimento a normative comunitarie e internazionali. Stato, Regioni ed enti locali, sono dunque invitate dal nuovo comma stavolta dell' articolo 118 a fidarsi, fino al non meglio precisato limite del «ragionevolmente applicabile». La legge costituzionale che accompagna tali modifiche prevede che la libertà possa estendersi anche alla materia urbanistica: entro sei mesi Regioni, Comuni, Province e Stato dovranno «adeguare le proprie normative in modo che le restrizioni del diritto di iniziativa economica siano limitate allo stretto necessario per salvaguardare altri valori costituzionali». Entro tre mesi dall' entrata in vigore della legge gli enti dovranno poi «rendere pubblico l' elenco dei casi» per i quali tali semplificazioni non potranno essere accettate. Se non lo faranno, all' imprenditore che sbaglia sarà riconosciuta la buona fede. Usando linguaggi e riferimenti cari al ministro Tremonti, si citano Hobbes e Sant' Agostino, si parla «di regole che possono essere sbagliate perché sono troppe». Ma «il nodo di Gordio - si legge - non si scioglie, si taglia con un colpo di spada» e il monte «di regole che soffoca l' economia» come «un lupo va ingabbiato». Il pregiudizio che «privato sia immorale» va superato.
la Repubblica
18 Giugno 2010
Buona fede e controlli ex post la Costituzione cambierà così
LU
Luisa Grion
la Repubblica
Il governo italiano ha presentato due modifiche alla Costituzione per semplificare i processi di autorizzazione per le imprese. Il messaggio è "andate e fate", lasciate le cose al privato e controllate solo dopo. Le modifiche prevedono che l'imprenditore sia responsabile di quello che fa e che lo Stato si fidi, non ostacoli. Le restrizioni del diritto all'iniziativa economica saranno limitate allo stretto necessario. La legge costituzionale accompagna tali modifiche e prevede che le Regioni, Comuni, Province e Stato adeguino le proprie normative entro sei mesi.
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