IL MAGGIORE DELLA FINANZA ROSSI: PERDIAMO LA RISORSA PIÙ PREZIOSA PER IL RECUPERO DELLE OPERE Di Claudia Colasanti, "Il Fatto Quotidiano", 19 giu. 2010 Nell'emozionante mostra "Dal sepolcro al museo. Storie di saccheggi e recuperi", allestita nell'appena restaurata Sala Gipsoteca del Complesso del Vittoriano a Roma (sino al 12 settembre), al cospetto di una lunga serie di pezzi archeologici superbi - dal Rilievo di Mitra che uccide il toro del 160 d.C. di recentissimo ritrovamento, al Torso maschile della prima età Imperiale, riacquisito nel 2002 - accade di tirare un sospiro di sollievo per la rinnovata possibilità di ammirare esemplari di sublime bellezza, ma subito dopo di rimpiangere che forse questo magnifico lavoro di recupero in futuro non sarà più possibile. Proprio in occasione dell'inaugurazione, il maggiore Massimo Rossi, Comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, ci avverte che si sta rischiando di perdere la risorsa più preziosa e fondamentale per il recupero delle opere trafugate. "Sulle intercettazioni si fonda gran parte dell'intelligence. Con le intercettazioni abbiamo sempre lavorato e su esse si basa la rapidità e la tempestività di tutte le operazioni di recupero. Senza di loro perderemo informazioni vitali". E' proprio utilizzando questo strumento essenziale - in pratica intercettando opportunamente un accordo telefonico dell'ultima ora - che nel 2008 a Fiumicino è stato possibile salvare, mentre stava per spiccare il volo, uno dei pezzi forti della mostra, il bellissimo Sarcofago delle Muse del II secolo d.C., proveniente dagli Scavi di Ostia. In mostra anche il coperchio, spezzato in due, di un sarcofago della seconda metà del II secolo a. C. con una figura di donna sdraiata, recuperato dalla Guardia di Finanza nel 1962 in una villa palladiana sul Brenta di proprietà del primo marito di Maria Callas, Battista Meneghini. Una testimonianza di quanto siano di lunga data la costanza e l'impegno dimostrati da questo Corpo nel difendere i nostri beni artistici, dai predatori che da decenni non si fermano davanti a nessun ostacolo, saccheggiando contesti arcaici mai censiti e scavando interi sepolcreti. Gran parte del patrimonio culturale italiano, sotto forma di manufatti archeologici marmorei, ceramici e bronzei, è sotto lo scacco costante di un mercato clandestino molto florido, arginato in parte dalla Guardia di finanza che solo negli ultimi due anni ha recuperato 11.258 manufatti di interesse archeologico e sequestrato 136.873 opere contraffatte. Il traffico di opere di interesse archeologico è tuttora un fenomeno in ascesa, e negli ultimi anni ha assunto connotati internazionali di dimensioni allarmanti. I nuovi spregiudicati 'committenti', grandi collezionisti e spesso anche istituzioni museali compiacenti, disposti a spendere cifre inimmaginabili, fioriscono nelle aree delle grandi ricchezze finanziarie, come il Giappone e gli Emirati Arabi, che in quanto a commesse criminose stanno superando gli Stati Uniti. A pagare le spese di questo commercio, alimentato da lobby economicamente forti, è proprio un paese come l'Italia, ad alta densità di testimonianze del passato profusamente distribuite sul tutto il territorio, tanto da essere definito un 'museo a cielo aperto'. Oltre alle innumerevoli attività di salvaguardia, buoni risultati arrivano anche grazie all'accordo, siglato nel periodo della gestione Rutelli, nel quale viene stabilito che istituzioni estere restituiscano oggetti rubati in cambio di prestiti da parte dell'Italia per esposizioni temporanee: un traguardo collettivo raggiunto grazie all'impiego serio (e talvolta appassionato) di militari, magistratura, archeologi e restauratori, che con dedizione danno vita quotidianamente al mantenimento di un patrimonio così esposto a minacce e aggressioni. Per quanto riguarda invece l'attività investigativa, è innegabile che lungo la delicata trafila di passaggi per giungere a un recupero l'interruzione di un filo conduttore da parte di un PM possa danneggiare un'intera operazione. "È un'opinione diffusa che le Forze dell'Ordine", dice ancora il maggiore Rossi, "proporranno sempre un inasprimento e un aumento preventivo della pena e la continuazione della possibilità di intercettare, nella speranza che la legge venga rivista".
Anche il patrimonio artistico teme il bavaglio
Il maggiore Massimo Rossi, Comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, ha sottolineato l'importanza delle intercettazioni per il recupero delle opere trafugate. Senza di esse, si rischia di perdere informazioni vitali e di rallentare le operazioni di recupero. Il maggiore Rossi ha ricordato che le intercettazioni hanno permesso di salvare pezzi importanti, come il Sarcofago delle Muse del II secolo d.C. e il coperchio di un sarcofago della seconda metà del II secolo a.C. Il traffico di opere di interesse archeologico è in ascesa e negli ultimi anni ha assunto connotati internazionali di dimensioni allarmanti.
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