Trovate le ossa di Caravaggio a Porto Ercole. Ecco una notizia destinata a fare il giro del mondo. È anche una notizia vera? Per dare un giudizio definitivo bisognerà leggere i testi scientifici che sorreggono i lanci di agenzia. Ma le prime impressioni non sono positive. Innanzitutto bisogna dire che non si è trovata nessuna prova, ma (semmai) alcuni indizi. Essi riguardano l'età dell'uomo cui appartengono le ossa, la concentrazione di piombo (che potrebbe essere legata all'uso dei colori) e la compatibilità genetica con alcune persone del paese natale dell'artista (Caravaggio, in provincia di Bergamo), che portano il suo stesso cognome. Siamo, insomma, di fronte ad un castello di ipotesi che dovrebbero sostenersi a vicenda. Ma il punto davvero critico riguarda la selezione dei reperti. Non si è, infatti, condotta una campagna storico-archeologica volta a individuare le aree cimiteriali in cui poté essere sepolto il corpo dell'artista. Ci si è invece limitati a sottoporre ad analisi i resti umani che emersero per caso nel 1956 durante uno scasso superficiale effettuato per realizzare un minuscolo giardino. Bisognerebbe dunque pensare che, per l'appunto, un ritrovamento parzialissimo e casuale avesse restituito tra tutte quelle risultanti da secoli e secoli di inumazioni proprio le ossa di Caravaggio. Praticamente un miracolo. Ma un miracolo del marketing. Il 'Comitato per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali' che ha promosso la ricerca non è un organismo scientifico ministeriale (come il nome potrebbe far credere), ma un'associazione presieduta dallo scrittore Silvano Vinceti (autore del format "Enigmi del passato" e presidente degli 'Ambientalisti liberali', organizzazione confluita in Forza Italia nel 2008). Il Comitato (alla ribalta per aver chiesto la riapertura delle indagini sulla morte di Pasolini) definisce la propria azione in termini di «gratuito marketing del nostro patrimonio culturale», e vanta la «ricaduta mass mediale globale» delle proprie ricerche sui resti (tra gli altri) di Dante, Boiardo e Leopardi. In un suo comunicato stampa dell'anno scorso si legge: «Il prossimo anno ricorrerà il quattrocentesimo anniversario della morte del geniale Caravaggio, in Italia e nel mondo si stanno predisponendo molteplici eventi per questa importante ricorrenza. Il comitato darà il proprio contributo con questa ricerca che, siamo convinti, avrà esito positivo». E l'esito positivo, immancabilmente, c'è stato. C'è poi l'allarmante precedente del ritrovamento del 'certificato di morte' dell'artista, di cui diede notizia «Famiglia cristiana» nel 2002. Il documento (che ho visto nell'originale, conservato presso l'archivio parrocchiale di Porto Ercole) ha tutte le caratteristiche di un falso moderno. Inducono a crederlo tale la collocazione su un foglio volante, la grafia e il contenuto, ma soprattutto il clamoroso errore che fissa la morte dell'artista al 18 luglio del 1609, e non del 1610. Contrariamente a quanto è stato scritto anche in sede scientifica, nessuno tra gli antichi calendari riesce a spiegare questa macroscopica incongruenza. Fino a che, nel 1928, Roberto Longhi non dimostrò inoppugnabilmente che Caravaggio era morto nel 1610, la sua scomparsa veniva tradizionalmente fissata all'anno precedente: ma in molti manuali ed enciclopedie l'errore dura fino a tempi vicinissimi a noi. E questo assicura che il documento è stato redatto da un falsario non particolarmente aggiornato. Queste singolari 'prove' della morte toscana di Caravaggio si oppongono ad alcuni recenti vaneggiamenti critici che (in perfetta paranoia da Codice da Vinci) vorrebbero Caravaggio vittima di un omicidio di Stato ordito dall'ordine di Malta e dal papa, e consumato a Palo, sulla costa laziale. Ma i portercolesi possono stare tranquilli: ossa o non ossa, le fonti e i documenti (quelli veri) non autorizzano alcun dubbio sul fatto che Caravaggio sia morto nel loro paese il 18 luglio 1610. Meno tranquilli devono stare tutti coloro che amano la storia dell'arte, ridotta ormai ad un'industria dell'intrattenimento fatta di Grandi Eventi di cassetta (come la mostra caravaggesca di Roma), di scoop improbabili, di attribuzioni patetiche. Nell'indigesto brodo caravaggesco mancava giusto l'osso. Tomaso Montanari
Ridotta all'osso
Un gruppo di persone ha trovato le ossa di Caravaggio a Porto Ercole, in Toscana. La notizia è stata promossa come un ritrovamento importante, ma gli esperti non sono convinti. La selezione dei reperti è stata limitata e non è stata condotta una campagna storico-archeologica per individuare le aree cimiteriali in cui poteva essere sepolto l'artista. Il gruppo che ha fatto il ritrovamento è un'associazione presieduta da uno scrittore e non è un organismo scientifico ministeriale. La ricerca ha prodotto alcuni indizi, come la concentrazione di piombo e la compatibilità genetica con alcune persone del paese natale di Caravaggio, ma non è stata trovata alcuna prova definitiva.
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