«Il rischio è enorme e certo: niente di meno che la perdita della memoria storica della collettività». E' l'allarme rosso lanciato dagli oltre centocinquanta Archivi di Stato italiani. Lo hanno fatto atttaverso una lettera aperta inviata al ministro Giuliano Urbani, qualche giorno fa, dall'Anai, l'associazione che raggruppa gli istituti centrali e periferici in questione. Schiacciati dal drastico taglio dei fondi (tra il 30 e il 40 per cento in meno in due anni) e soprattutto messi nelle condizioni, da un ventennio, di non potere assumere nuovo personale, potrebbero essere davvero costretti a chiudere tutte le sedi. La situazione è drammatica al punto che la lettera è intitolata «Archivi e archivisti di Stato: un'estinzione programmata?», ovverosia «Progetto Ecate», un acronimo che, con amara ironia, vuol dire «Estinzione controllata degli archivisti con tecniche efficaci». Il pericolo più immediato è rappresentato dalla riduzione degli stanziamenti agli istituti archivistici voluta dal governo, «un taglio complessivo reale di circa il 40 per cento in due anni, foriero certo delle più gravi conseguenze». Pertanto, scrivono i direttori degli archivi, «siamo gravemente preoccupati del potenziale esito di questa ormai esplosiva situazione che, se non si cambia radicalmente rotta, non può che essere inevitabilmente la prospettiva della riduzione dei servizi di tutela e fruizione, della chiusura delle sedi (se non altro di molte per sfratto) e della cessazione delle attività tecnico-scientifiche di tutela; comunicazione e valorizzazione degli archivi». Sul poco roseo presente-futuro, però, incombe un altro colpo di mannaia: «Su un orizzonte meno prossimo, ma determinabile già fin d'ora con matematica certezza, si profila una minaccia ancor più grave e concreta: lo svuotamento degli Istituti e la fine delle loro competenze scientifiche e professionali per persistente mancanza assoluta di ricambio del personale scientifico», cioè di «quella catena vivente di trasmissione nel tempo del sapere relativo agli archivi». Da vent'anni, infatti, non vengono più banditi concorsi «per immettere negli Istituti un sufficiente numero di funzionari appartenenti alla nostra professionalità». L'età media degli archivisti attuali è di cinquant'anni, quelli assunti intorno al 1978-80. Gli ultimi assunti, insomma. È per queste ragioni che direttori e personale degli Archivi di Stato hanno espresso la loro protesta nel segno del «Progetto Ecate». E il riferimento «alla dea greca delle ombree dell'oltretomba - concludono - non è del tutto casuale, dato che ben s'intona alla lugubre sensazione di fine incombente che aleggia negli Archivi».
Archivi di Stato. Il rischio ora è che chiudano
Gli Archivi di Stato italiani hanno lanciato un allarme rosso per la perdita della memoria storica della collettività a causa del drastico taglio dei fondi (tra il 30 e il 40 per cento in due anni) e della mancanza di personale. I direttori degli archivi hanno inviato una lettera aperta al ministro Giuliano Urbani, chiedendo di non permettere la chiusura delle sedi e la riduzione dei servizi di tutela e fruizione. La situazione è drammatica, poiché la riduzione degli stanziamenti potrebbe portare alla cessazione delle attività tecnico-scientifiche di tutela e valorizzazione degli archivi.
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