STORIA. I presunti resti del pittore erano stati esumati a Porto Ercole Una teca mostrata ai giornalisti con le ossa del Caravaggio. «Possiamo affermare di aver trovato i resti mortali di Michelangelo Merisi»: lo ha detto lo storico Silvano Vinceti a conclusione della ricerca, presentata al teatro Alighieri di Ravenna dal Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici culturali e ambientali. Alla fine della conferenza i frammenti ossei del pittore sono stati esposti all'ingresso del teatro. Silvano Vinceti, presidente del Comitato, ha tratto le conclusioni della ricerca scientifica, effettuata dall'Università di Bologna con il supporto del Centro di datazione e diagnostica dell'università del Salento e del Centro ricerche ambientali di Ravenna. La ricerca, coordinata da Giorgio Gruppioni, era iniziata dal cimitero di Porto Ercole (Grosseto), dove si suppone che Caravaggio fosse stato sepolto nel 1610. Gli scienziati hanno datato i campioni, escludendo quelli appartenenti a donne e bambini, con l'ausilio del Carbonio 14. Hanno poi verificato se nei frammenti compatibili ci fossero concentrazioni alte di piombo e mercurio, metalli contenuti nei colori utilizzati dai pittori dell'epoca, e confrontato il Dna con quello dei presunti discendenti del Caravaggio, appartenenti alla famiglia Merisi. Da qui l'individuazione di alcune ossa che gli studiosi ritengono essere quelle del pittore. Ha detto Gruppioni: «Possiamo dire che sono all'85 i resti di Caravaggio». Ma Vinceti non ha dubbi: «La ricerca antropologica e le avanzate tecnologie della scienza fanno sì che i risultati messi a disposizione dello storico siano credibili e solidi quanto le testimonianze oculari dell'epoca».