LIVORNO. Lungo ben diciotto chilometri, da tempo l'acquedotto Leopoldino, detto anche di Colognole, è al centro di un dibattito sulle parti che necessitano di una riqualificazione, soprattutto a causa della vegetazione che ha danneggiato numerosi tratti di mura. Nell'800 l'acquedotto era il più importante rifornimento idrico della città. Oggi, nonostante alimenti un numero davvero minimo di località rispetto al passato (Parrana San Giusto, Parrana San Martino e la Valle Benedetta) resta tuttavia importantissimo per il suo valore storico-architettonico. Così, nei mesi scorsi, è stato firmato proprio nel Cisternino di Pian di Rota (tornato a nuova vita nel dicembre di due anni fa, dopo cinque anni di lavori) un protocollo d'intesa tra il Comune di Livorno, quello di Collesalvetti, la Provincia e la Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Pisa. L'obiettivo? Recuperare, restaurare, ripristinare la struttura (che è interamente proprietà del Comune livornese) e creare un gruppo di lavoro di esperti del settore patrimoniale, architettonico, urbanistico, storico e naturalistico con i membri del corpo forestale dello Stato, dell'Asa (che gestisce l'acquedotto dal 2000) e delle Associazioni culturali locali. «Il protocollo firmato - ha spiegato Benedetto Tuci, assessore al turismo di Collesalvetti - è un segnale importante, anche perché l'acquedotto non è solo una vestigia culturale ma ha ancora una funzione anche industriale: nonostante le modeste quantità d'acqua trasportata, infatti, resta comunque attivo». Porta infatti, come spiega Michele Caturegli, direttore tecnico ASA, circa 8 litri al secondo d'acqua. Poco in confronto ai 600-700 trasportati oggi a Livorno. «In questo senso è interessante - spiega Caturegli - notare come sono cambiate in poco più di cento anni le abitudini della popolazione sull'uso d'acqua. Si potrebbe, per esempio, riflettere sul fatto che, fino all'inizio del '900, arrivavano a Livorno non più di 10 litri d'acqua al secondo. Cosa impensabile oggi". Quindi non solo un'opera architettonica e una struttura funzionante: l'acquedotto può parlarci molto sui nostri usi e costumi e sul modo in cui essi si evolvono nel corso del tempo. «C'è bisogno - spiega Tuci - di riqualificare le mura, sottoposte a un processo di invecchiamento naturale, liberarle dai rampicanti, ripristinare alcuni impianti e fare molta manutenzione. Collesalvetti punta parecchio sull'acquedotto a livello di turismo: di solito i turisti arrivano in Toscana per il mare, il cibo e, soprattutto, i beni culturali. Speriamo dunque di valorizzarlo sempre di più, organizzando anche visite guidate frequenti e interessanti». A.B.