Nel 2005 dal governo 2,5 milioni per ristrutturare il palazzo vaticano Nel piano di Arcus Spa, una sorta di "protezione civile dei musei", cè una pinacoteca ROMA - Un decreto interministeriale a doppia firma del 20 luglio 2005 fa comprendere perché Propaganda Fide, la Congregazione per levangelizzazione dei popoli, il ministero degli Esteri del Vaticano, a Roma sia diventata limmobiliare dei potenti e, lo sta srotolando ogni giorno linchiesta sulla Protezione civile, un luogo di scambio di beni e utilità, un centro primario daffari per limprenditore Diego Anemone, lancora di salvezza per gli alibi domiciliari di Guido Bertolaso. In quel decreto, licenziato da Pietro Lunardi, allora ministro delle Infrastrutture, e Rocco Buttiglione, ministro dei Beni culturali per un anno e nove giorni nel Berlusconi Ter, si approvò il largo programma dintervento speciale di Arcus, società per azioni nata per sveltire le questioni delledilizia culturale, rapidamente trasformatasi in una "protezione civile" per gli appalti nei musei, nei siti archeologici, nelle chiese. Già. Nel lungo elenco che accompagnò il decreto - 87 lavori sparsi in Italia, 51 milioni e 900 mila euro di finanziamenti, in buona parte elargizioni ad amici del centrodestra - cerano anche luoghi sacri. Alla riga 29 del Piano interventi di Arcus, società privata di Stato, si prevedeva il finanziamento del restauro del palazzo seicentesco realizzato da Bernini e Borromini, oggi allocato in piazza di Spagna 48. Restauro del palazzo più realizzazione di una pinacoteca: 2,5 milioni di euro pubblici. Il palazzo, però, cresceva in territorio vaticano, lo ricordano linsegna e la bandiera. Ma i buoni rapporti tra il Governo Berlusconi e la struttura allora guidata da Monsignor Crescenzio Sepe si scoprono, oggi, leggendo le carte della magistratura di Perugia. Lanello di congiunzione tra i laici ministeri e lente di evangelizzazione era al solito Angelo Balducci, allora gentiluomo del Papa e uno dei tre gestori del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide (duemila appartamenti nella capitale). Come è noto, Balducci era anche il più importante funzionario italiano del mattone pubblico, aveva saldato un rapporto oltretevere grazie al grande cantiere del Giubileo del Duemila e, come ha raccontato a "Repubblica" Pietro Lunardi, era luomo di fiducia del ministro delle Infrastrutture, il "tecnico" che gli suggeriva il ristrutturatore edile (Anemone) per le sue tenute di campagna e gli forniva lelenco delle case di Propaganda Fide da cui scegliere la dimora romana (sarà in via dei Prefetti, un palazzo di tre piani acquistato dal ministro Lunardi per la metà del suo valore). In quelle stagioni anche al consigliere politico di Lunardi, Vito Riggio, oggi presidente dellEnac, fu assegnata una "casa Fide": era in via della Conciliazione 44, immobile di pregio normalmente destinato allalloggio dei cardinali. Ma perché Propaganda Fide a partire dal Duemila ha organizzato una rutilante attività immobiliaristica délite? Perché ha voluto consegnare appartamenti di lusso ai potenti dItalia a prezzi scontati? Gli inquirenti, nellinterrogatorio che nei prossimi giorni si svolgerà a Perugia, chiederanno allex ministro Lunardi anche delleventuale rapporto tra i suoi beni privati e i decreti firmati, innanzitutto quello che ha stanziato 2,5 milioni per restaurare il palazzo di piazza di Spagna (la pinacoteca è annunciata pronta per il prossimo ottobre). Successivamente, Arcus - con ministro Sandro Bondi - avrebbe finanziato il restauro dei cortili interni della Pontificia università gregoriana di Roma: 1,5 milioni tra 2010 e 2011 (nonostante lo Stato fosse già intervenuto con 899.944 euro presi dai fondi dell8 per mille). È interessante notare come il capo dellUfficio legislativo di Lunardi, colui che avrebbe dovuto emanare il regolamento Arcus, era Mario Sancetta, oggi indagato per corruzione nell"inchiesta Anemone". Il Consiglio di amministrazione di Arcus negli anni 2004-2008 era invece composto, tra gli altri, da Elena Francesca Ghedini, sorella dellavvocato-deputato Pdl, destinataria di diversi finanziamenti per il suo dipartimento di Archeologia dellUniversità di Padova, ed Ercole Incalza, oggi responsabile della struttura di missione del ministro Altero Matteoli, noto per lappartamento romano comprato alla figlia grazie a un contributo dellarchitetto Zampolini. Ecco, Zampolini, mancava lui per colorare questo estratto anemoniano in territorio vaticano. Nel 2003, come ricorda il sindacalista Uil Gianfranco Cerasoli, gli venne affidata la facciata delloratorio borrominiano: la Sovrintendenza lo fermò. Sulla ristrutturazione, ora, si è aperta uninchiesta della Corte dei conti.