Il David di Michelangelo, capolavoro della cultura rinascimental e , ipercopiato e iper-riprodotto da secoli, è diventato motivo di lite tra Stato e Comune di Firenze. Il pomo della discordia riguarda la proprietà del marmo. Il David è una vera e propria riserva aurea, pressochè inesauribile. I profitti, se così si può dire, non possono quantificarsi solo con la vendita dei biglietti e le prenotazioni. Bisogna anche tener conto dell'enorme ricchezza indiretta dovuta al magnetismo dell'opera che attira a Firenze milioni di persone. Così, una seria puntualizzazione è venuta da Cristina Acidini che, non mettendo in forse la collocazione del David all'Accademia, ha accettato di ridiscutere su una diversa spartizione degli introiti. Inoltre la sovrintendente ha spostato l'attenzione su fondamentali urgenze e doveri mettendo al centro del confronto la ricerca, lo studio e la valorizzazione dell'opera, oltre alla sua conservazione. Tutti argomenti a sostegno di una visione non solo merceologica del David. Certo, la valorizzazione del capolavoro dovrebbe essere impostata secondo criteri emetodi più moderni e competitivi, ma è impensabile che se ne faccia carico il Comune. Perché non fare come in Francia? Si scelga una società seria, scelta sul mercato internazionale, composta di professionisti della cultura e anche di project management. Grazie a quest'opera di valorizzazione si potrebbero recuperare cifre molto superiori a quelle derivate dalla bigliettazione. Se una star del mondo contemporaneo come Jeff Koons genera un giro d'affari per decine di milioni di euro, forse anche il David potrebbe riuscirci... Resta un ultimo punto, e cioè la destinazione del tesoretto, presente o futuro che sia. Mentre lo Stato continuerebbe a spendere anno dopo anno nella conservazione dell'opera e nelle altre quotidiane funzioni museali, che cosa potrebbe o dovrebbe fare il Comune con i milioni conquistati con i diritti di proprietà? Potrebbe sviluppare una serie di progetti didattici e di formazione, un centro studi sulla scultura rinascimentale, moderna e contemporanea, assegnare borse di studio a giovani talenti della storia e della critica d'arte, creare un fondo per la valorizzazione degli studi umanistici, investire nella scultura contemporanea costruendo una collezione all'auditorium e nel parco circostante ( altro che spostare il David!). Sarebbe assai triste, invece, se qualcuno pensasse di usare il tesoretto per tappare buche nelle strade o buchi del bilancio. Se volessimo devolvere anche a fini sociali la ricchezza materiale e spirituale ereditata dal Buonarroti, meglio sarebbe investire nel sistema scolastico fiorentino, che oggi rischia di essere fatto a pezzi dallo Stato della valorizzazione e della conservazione.