Selci blu, il sovrintendente: «Io non credo al sabotaggio, sostanze nell'aria dell'Arsenale» I risultati dell'Istituto di preistoria contrastano con quelli dell'ateneo di Padova Ma l'autore dei test: incidente o azione dolosa VERONA Il mistero delle selci blu si complica. Ieri sulla questione è intervenuto il sovrintendente ai beni Archeologici Vincenzo Tinè, contrario alla tesi individuata dall'Istituto fiorentino di preistoria. Per gli esperti toscani, la tinta cobalto assunta dai reperti conservati nell'ex Arsenale sarebbe dovuta probabilmente all'assorbimento di una sostanza colorata. In pratica le pietre sarebbero state cosparse, non è chiaro se volontariamente o in modo accidentale, con un solvente o qualcosa di simile. Ma per Tinè la realtà è un'altra. «L'Università di Padova - spiega - ha avuto modo di effettuare delle analisi invasive e quindi più accurate di quelle fatte finora dagli esperti fiorentini. E i risultati parlano chiaro: la colorazione blu è dovuta a un inquinamento ambientale. In pratica, nell'aria dei saloni dell'ex Arsenale c'erano degli idrocarburi, che hanno reagito chimicamente con le selci, colorandole. Non credo che qualcuno abbia versato sostanze sui reperti». Tinè ha già sollecitato un'indagine all'interno dell'area utilizzata come deposito, in modo da individuare la fonte inquinante. Sul fronte opposto si inserisce la relazione protocollata il 24 maggio proprio dalla sovrintendenza e redatta da Fabio Martini, il docente che (assieme a Pasquino Pallecchi) ha eseguito i test sulle selci per conto dell'Istituto fiorentino di preistoria. «Non credo ci sia stata contaminazione dovuta all'ambiente in cui le selci erano conservate - ha confermato ieri Martini - ritengo invece più probabile che siano entrate in contatto con una sostanza». Un prodotto che non è ancora stato identificato con certezza. «Forse un solvente - spiega - ma potrebbe essere anche qualcos'altro. L'unico modo per capire con certezza di cosa si tratti è prelevare dei campioni al di sotto dello strato superficiale e analizzarli. Ma per farlo ci serve l'autorizzazione della Sovrintendenza che spero arrivi presto. Poi, nell'arco di un paio di settimane, avremo le risposte». Nella relazione i due esperti spiegano che «la selce, trattandosi di un materiale microcristallino, presenta una buona porosità che può permettere l'assorbimento di soluzioni colorate». Se le cose stanno così, resterebbe da capire come ci sia finita una soluzione colorata su quei reperti, visto che l'esperto sembra escludere la contaminazione dovuta all'ambiente nel quale erano conservati. «Direi che l'ipotesi incidentale e quella del dolo sono ciascuna al 50 per cento», si limita a constatare Martini.
VERONA - Selci blu, io non credo all'ipotesi complotto
Il sovrintendente ai beni Archeologici Vincenzo Tinè ha espresso la sua opposizione alla tesi secondo la quale le selci blu siano state colorate a causa di un sabotaggio. Tinè sostiene che la colorazione blu sia dovuta all'assorbimento di una sostanza colorata nell'aria dell'ex Arsenale, mentre l'Università di Padova ha effettuato analisi invasive che hanno confermato che la colorazione è dovuta a un inquinamento ambientale. I risultati dell'Università di Padova contrastano con quelli dell'Istituto di preistoria. Il sovrintendente ha sollecitato un'indagine all'interno dell'area utilizzata come deposito per individuare la fonte inquinante.
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