Cosimi (Anci): gli oneri drogano i conti comunali, ma non siamo cementificatori Bilanci «drogati» dagli oneri di urbanizzazione. I Comuni toscani corrono ai ripari e cercano di rifuggire la dipendenza da queste entrate, che finiscono sempre più spesso nella spesa corrente dei portafogli amministrativi. Prima delle fotografie all'edilizia «barbara» promosse da Salvatore Settis e Oliviero Toscani, ecco quelle della statistica: in Toscana si costruisce meno che nelle altre regioni, ma gli oneri costano molto di più al cittadino (dati IstatIrpet). E questo tipo di incassi finisce per avere sempre più peso sui bilanci, specie quelli dei Comuni più piccoli, pur essendo significativa anche in quelli della grandi città: Palazzo Vecchio nel 2009 ha incassati dagli oneri di urbanizzazione 8,8 milioni, 12 nel 2009. Questo crea un possibile corto circuito fra la necessità dei Comuni di fare cassa e quella di affrontare senza leggerezza la concessione di terreni edificabili. Di qui la denuncia del direttore della Scuola Normale di Pisa. Gli oneri di urbanizzazione nascono come contributo che i cittadini devono versare al Comune a titolo di partecipazione per le spese che l'amministrazione affronta per i servizi. Ma da tempo non è più così. Almeno da quando una legge del 2003 stabilisce che i contributi provenienti dall'attività edilizia possono entrare nel totale delle entrate che finanziano in modo indistinto le spese dei Comuni, andando così a coprire il vuoto lasciato dai trasferimenti dallo Stato e dalle Regioni che sono andati via via diminuendo. Ha fatto scuola la vicenda del Comune Montespertoli, che affidava più della metà delle sue entrate a questi oneri. Ora, dopo l'inchiesta della Procura di Firenze, la nuova amministrazione prova a raggiungere Capannori (Lu) nella lista dei virtuosi, con il proposito di non far incidere su più del venti per cento del bilancio il contributo dei cittadini. «Ma auspico che si possa ritornare a un vincolo degli oneri di urbanizzazione spiega il direttore generale toscano dell'Ance (associazione nazionale dei costruttori edili), Carlo Lancia in modo tale che questa entrata possa essere utilizzata dai Comuni solo per la costruzione di opere pubbliche. Ci guadagnerebbero tutti, ma soprattutto gli stessi cittadini». Sulle «barbarie paesaggistica» Lancia è laconico: «Dietro una costruzione ritenuta brutta si smarca ci sono un committente e un progettista: vengono prima dei costruttori, la responsabilità estetica è affidata a loro». Il presidente dell'Anci Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno, rivendica la necessità di costruire un dibattito tra Regione e Cumuni: «Settis è un mio mito, ho il suo libro sul tavolo, ma non si può solo riflettere: manca una politica incentivante. Ci vogliono soluzioni. È vero che gli oneri sono arrivati a drogare i bilanci comunali, ma onestamente non penso che esista una setta di sindaci cementificatori: in Toscana ironizza c'è sicuramente meno cemento che in altre regioni, come ad esempio quella di provenienza dello stesso Settis, la Calabria». Alla fine ce n'è anche per Matteo Renzi: «Volevo solo precisare che la politica degli zero volumi l'abbiamo inventata noi, non il sindaco di Firenze», chiosa Cosimi.