Con una nota della Presidenza del Consiglio svanisce per Berlusconi il sogno Caravaggio. Smentita qualsiasi trattativa in corso con la principessa Odescalchi, proprietaria della Conversione di Saulo (1600-1601) di Michelangelo Merisi. Peccato, perché un Caravaggio non si nega a nessuno, tanto più se in meno di due giorni nella capitale 11mila persone hanno fatto la fila anche di notte per visitare la mostra alle Scuderie del Quirinale. Sarà la verità, oppure una versione politicamente corretta per colpa dei recenti tagli anticrisi, e quindi solo una strategia per riparare alla fuga di notizie? Le bugie da calciomercato («non comprerò Nesta perché costa troppo» disse nel 2002 ) valgono anche per l'arte? A raccontare al Riformista il premier in versione collezionista è Cesare Lampronti, uno dei massimi antiquari, con sede a via del Babuino: «L'ipotesi Caravaggio? Una favola. Con questi tagli poi...». Ma che tipo di acquirente è Silvio Berlusconi? Il ritratto fatto da Lampronti è quello di un autodidatta senza complessi di inferiorità: «Un autentico appassionato, un cultore del bello, senza canoni particolari e già scritti. Ama quello che piace a lui, si lascia affascinare da un colpo d'occhio positivo. Non si preoccupa delle opinioni degli storici dell'arte. Vive d'arte con molta schiettezza e semplicità. Predilige quadri con figure, mentre non gradisce molto le scene sacre, o poco gradevoli. Cerca la piacevolezza e la bellezza: soprattutto la pittura veneziana, anche le sculture in marmo. Archeologia? Non ne è particolarmente attratto mentre acquista anche il '900». Avanguardie storiche, pop art? «No, in particolare ritratti e soggetti femminili». Fotografia? «Nulla. Vive d'arte con molta spontaneità senza farsi influenzare. È un esteta, anche perchè non ha tempo per viaggiare. Quindi gli interessa tutto quello che gli trasmette un'emozione vera». Anche un altro antiquario come Alessandra Di Castro, conferma: «L'ho incontrato a Maastricht, fu l'unico a venire tre anni fa quando ancora la fiera non era considerata l'attuale appuntamento per eccellenza, mi è sembrata anche una persona aggiornata. Ha un interesse istintivo e appassionato, a Maastricht era entusiasta di un quadro di un pittore animalista romano di fine '700, una Tigre a riposo». Che ne pensa del Caravaggio? «Se ci fosse una possibilità di comprare, lo farei di sicuro. L'investimento in arte non è solo un fatto finanziario, c'è la capacità di seduzione, il fascino. Di tutte le forme di investimento sarebbe la più intelligente. Certo, Caravaggio è un patrimonio dell'umanità, chiunque dovrebbe metterlo a disposizione. Troppe opere importanti sono sparite per le guerre o la follia altrui. L'unico pensiero è che rimanga visibile». Quella di Berlusconi è una passione che è anche storicamente di casa a Milanello, dove in molti seguirono l'interesse artistico dello svedese Nils Liedholm, tra cui Ariedo Braida, direttore generale del Milan che si occupa però «di arte contemporanea da quarant'anni - come spiega al Riformista - impazzisco per De Dominicis al Maxxi, ma sull'arte moderna non so muovermi bene, non sono lo Sgarbi della situazione». Meglio allora chiedere proprio al neo soprintendente del Polo Museale Speciale di Venezia, i gusti e le predilezioni del Berlusconi appassionato d'arte. «Non mi è mai sembrato come Francesco Micheli o Guido Rossi, altri grandi lombardi - racconta Sgarbi - Il suo è un interesse per la grande decorazione. Sarebbe stato formidabile prendere Caravaggio, ha sbagliato a non acquistarlo. In questo l'uomo di Stato ha vinto sul privato. Per spiegare meglio la sua passione, a Palazzo Grazioli, nella inconsapevolezza di tutti anche la sua credo, c'è un affresco staccato del veneziano Francesco Fontebasso, sta in mezzo alle altre cose, appunto come decorazione. Come a D'Annunzio gli piace l'atmosfera, non è propriamente un collezionista». Per cosa impazzisce? «Gli ho trovato delle opere di cui non può fare a meno, due capolavori di Canova, che stavano nella cappella della villa Gernetto, smantellata negli anni sessanta. Furono comprati dallo Stato, ora sono a Palazzo Mirto. Sarebbero di sua proprietà, così come anche altre opere della villa, i marmi di Giuseppe Fabris allievo di Canova: li ho rintracciati, glieli ho segnalati almeno sei volte, ma lui mi ha detto faccio mettere delle copie ». Insomma, lo sguardo di Silvio accetta anche la copia. E lontano dai gusti dello storico rivale, Gianni Agnelli che collezionava Andy Warhol e Balla, Picasso e Bacon, con un occhio più fulmineo e meno contemplativo, un «sacerdote della pratica - come lo aveva descritto Cesare Garboli in Falbalas - la sensazione essendo sempre anteposta alla mediazione affettiva, sentimentale ed emotica». E infatti Agnelli, prosegue Sgarbi, «anche se aveva chiamato pinacoteca una piccola collezione da venti opere, aveva sempre comprato con l'attenzione al singolo quadro, comportandosi da collezionista, da Bellotto a Balthus». C'è qualcuno che segue Berlusconi? Per un portavoce di Christie's, «sono molti i politici che collezionano ma hanno gusti diversi, dalle porcellane agli argenti. Di sicuro il gusto non è mai il corrispettivo di un'appartenenza politica. Inoltre, chi partecipa lo fa davvero, non ci sono dubbi: hanno poco tempo, scelgono in prima persona. Seguire il mercato dell'arte e andare alle aste non è una cosa automatica. Ci vuole sempre un forte coinvolgimento personale».
ROMA - Niente Caravaggio. Ecco che arte compra Silvio Caravaggio? Meglio la Tigre a riposo. Per Silvio anche le copie vanno bene.
Il premier italiano Silvio Berlusconi ha espresso interesse per l'acquisto di un quadro di Caravaggio, ma secondo gli esperti, la possibilità è molto bassa. Berlusconi è descritto come un autodidatta e un appassionato d'arte, che ama quello che piace a lui e non si preoccupa delle opinioni degli storici dell'arte. Ha un interesse per la grande decorazione e preferisce quadri con figure, mentre non gradisce molto le scene sacre. Berlusconi ha anche espresso interesse per l'acquisto di opere di Canova e di Francesco Fontebasso, e ha detto che l'investimento in arte è una passione che è anche storicamente di casa a Milanello.
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