Si fa presto a dire Elkann. Per fare mostre grandi o grandissime servono ottime e idee e parecchi denari. Ora rari anche per le imprese piccole o piccolissime. Lo sbarco a Mantova di Elkann non basta. Al di là della catena politica che lega il sindaco Sodano a Bondi - l'arrivo di Elkann al Centro Te non è abbastanza o è altra cosa rispetto alle incognite della cassa. Delle sostanze. Delle risorse economiche che fin dall'antico (evo) erano ritenute il sangue per la produzione dell'arte e il procedere della cultura. La questione è stata sottolineata da Sergio Cordibella, già assessore alla cultura di Mantova e inventore del Centro Te nel 1989. Una buona strategia su sponsor pubblici e privati è ossigeno per l'attività del Centro. Ma scorrendo il testo della manovra finanziaria del governo Berlusconi le prospettive per un futuro roseo delle attività del Centro Te appaiono depresse. Azzerate. Nel comma 8 dell'articolo 6 è previsto che a partire dal 2011 le pubbliche amministrazioni non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, mostre, convegni, pubblicità e di rappresentanza per un ammontare superiore al 20 per cento della spesa sostenuta nel 2009 per le medesime finalità. E però prevista una deroga per le iniziative organizzate dal ministero dei beni culturali. C'è quindi da sperare che la catena Sodano-Elkann-Bondi possa essere capace di derogare. Il comma 9 è ancor più severo. Diserbante. Prevede che le pubbliche amministrazioni a partire dal 2011 non possano più effettuare spese per sponsorizzazioni, quindi erogare contributi a enti e associazioni per attività culturali. Il Centro Te è un'associazione pubblico-privata. In un Italia che si affanna a indicare nel patrimonio e nelle attività culturali il suo unico e splendente futuro, economico e occupazionale, questa manovra economica è mortifera. Sarebbe interessante veder partire proprio da Mantova e dal Centro Te un'opposizione ai tagli, un non ci stiamo proprio attraverso la catena Sodano-Elkann-Bondi. Paradossale, vero?