Verona, 25 aprile 2010 Oggetto: Porta Nuova e Palazzo GIL ovvero Sanmicheli e Fagiuoli invece di Cecchini. Caro Direttore, "Il genio del nostro Sanmicheli merita più attenzione" (L' Arena, 18 apr.) oppure "Sanmicheli dimenticato" (L' Arena, 22 apr.); l' insistenza peraltro in occasione del 450esimo dalla morte con la quale mediante pronunciamenti mirati si richiedono nuove letture interpretative del "demiurgo" cosiccome si era spinto per identificarlo Licisco Magagnato in L' interpretazione dell' architettura classica di MS (Vr 1960), non fa il paio - però - con la decontestualizzazione delle sue opere promossa ancorchè recentemente, nel tessuto storico urbano. La circostanza infatti della pubblicazione del Calendario Amt (in L' Arena 1112 gennaio 2010), che ha visto la riproduzione del Palazzo della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) in Corso Porta Nuova eretto da Ettore Fagiuoli nel 1937, rinvia allo sconcerto accusato dall' allora Soprintendente Alfredo Barbacci, che dinnanzi alla proposta di un intervento razionalista in luogo dell' eclettismo storicista dominante, impose e dispose - come ricorda M. Vecchiato in Sventriamo Verona (cfr. Verona nel Novecento, Vr 1998, p. 100) - che "un paramento di mattoni sopra una zoccolo di pietra", nonché suggerimenti altri ancorchè rintracciabili in Verona 1900-1960 (cfr. F. Amendolagine, Ediz. Cluva Ve 1979), configurassero una miglior "ambientazione guadagnandone tutto l' edificio in unità" - e per "la sobrietà e la schietta aderenza dell'edifico alle sue nobili funzioni, non potrà nuocere alla vicina Porta Nuova Sammicheliana" (ib. p. 125). Una declinazione progettuale netta, quindi, che invece il contro-piccone demolitore dominante la scena veronese degli anni Settanta (e di cui la storigrafia sino ad oggi si è poco occupata) non ha affatto rispettato favorendo grazie alla matita di Libero Cecchini la demolizione del Palazzo GIL così faticosamente concertato dai colti Barbacci e Fagiuoli introducendo dinnanzi al monumentale contesto sammicheliano denominato Porta Nuova, un algido e prismatico volume edilizio di color albino ovvero la Camera di Commercio (vedi MUSEUM, Vol. VI, pagg. 42 e 43 in Storia di Verona per immagini, L' Arena di Vr, 2009), che si riassume - ora - in una figura architettonica autonoma, indipendente dallo spazio dato costruito dall' uomo nel trascorrere del tempo secondo le forme del suo timore (cfr. Raumgestaltung in Tecnica e architettura di E. Severino, p. 87 e sgg, Mi 2003). Avanzo una sommessa richiesta agli Amministratori della cultura locale: si mascheri l'attuale sede della Camera di Commercio di Corso Porta Nuova (peraltro del tutto simile al corpo edilizio della Società Enso-Gutzetit progettata nel 1959 da Alvar Aalto nel fronte del porto di Helsinki - vedasi A. Aalto, Ed. Zanichelli, BO 1978, p. 130) e si introduca mutuando " l'allestimento a grandezza naturale di una quinta raffigurante la facciata di San Geminiano, progettata da Jacopo Sansovino nel 1557 in Venenzia e distrutta nel 1808 per costruire l'Ala Napoleonica" in Piazza San Marco (vedi B. Zevi, Sansovino invece di Napoleone, Cronache di Architettura n. 1346, Roma 1981) e si introduca dicevo più sopra, un' altrettale quinta effigiante il Palazzo GIL com'era e dov'era prospiciente Corso Porta Nuova talchè si abbia a riconsegnare "la studiata composizione" razionalista (affermazione di Pietro Gazzola citato in Giulietta Romeo Michele di G. Anti in L' Arena del 13.4.2010, p. 49) a quello specifico sito sammicheliano lacerato, la dignità perduta anziché limitarsi a desueti e retorici pronunciamenti critici coincidenti con il succedersi dei secoli, che ci separano dalla sua morte naturale. Grazie per l' attenzione e buon lavoro, Renzo Andreoli
Porta Nuova e Palazzo GIL ovvero Sanmicheli e Fagiuoli invece di Cecchini
Il testo è un articolo di letteratura critica pubblicato su un giornale veronese. L'autore Renzo Andreoli critica la demolizione del Palazzo GIL (Gioventù Italiana del Littorio) in Corso Porta Nuova a Verona, costruito da Ettore Fagiuoli nel 1937, e sostiene che il suo stile eclettico e storicoistico merita di essere valorizzato. Andreoli si oppone alla demolizione e propone di mascherare l'attuale sede della Camera di Commercio in Corso Porta Nuova e di sostituirla con un nuovo edificio che riproduca la facciata del Palazzo GIL. L'autore sostiene che il Palazzo GIL è un capolavoro architettonico che merita di essere preservato e valorizzato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo