Buzzanca: «Vogliamo concludere l'iter entro ottobre 2012». Ma i 3 assessori dell'Udc si astengono «Un nuovo disegno urbano per una città vivibile e per promuovere sviluppo economico e occupazione». È lo slogan-obiettivo che fa da filo conduttore alle linee guida per il Piano regolatore generale della Messina del prossimo decennio, approvate ieri dalla giunta comunale. In verità, non tutto l'esecutivo ha avallato la proposta presentata dal sindaco Buzzanca e dall'assessore alle Politiche del territorio Giuseppe Corvaja. Un distinguo viene, infatti, dai rappresentanti dell'Udc, Salvatore Magazzù, Franco Mondello e Giuseppe Puglisi, i quali si sono astenuti rinviando ogni valutazione alla riunione del gruppo, convocata per venerdì. I tre assessori "udiccini" intendono verificare «se gli atti di pianificazione territoriale siano in linea con l'adottato Piano paesaggistico». Ennesimo caso politico a Palazzo Zanca? Buzzanca getta acqua sul fuoco: «Nulla quaestio. Non c'è alcun problema. Gli assessori hanno chiesto di poter approfondire i contenuti della delibera, per poter dare ciascuno il proprio contributo. Lo abbiamo sottolineato nei giorni scorsi: oggi si apre il confronto con l'intera città. Abbiamo fissato un traguardo: arrivare all'approvazione del nuovo Prg entro l'ottobre 2012». Riavviare le procedure della pianificazione urbanistica non è mai una sfida semplice. Messina nella sua storia recente, cominciata dopo il terremoto del 1908, ha avuto, in fondo, soltanto due "veri" Piani regolatori: quello del Borzì, che con le sue luci e le sue tante ombre ha ricostruito dalle fondamenta la città distrutta dal sisma, e il cosiddetto "Piano Tekne" della seconda metà degli anni Settanta. Poi, è intervenuta la Variante concepita alla fine degli anni Ottanta, bocciata dal Consiglio regionale dell'urbanistica, rielaborata da un'èquipe di tecnici comunali e alcuni consulenti esterni negli anni Novanta, adottata nel 1998 e approvata definitivamente nel 2002. Una Variante che, di fatto, è diventata il nuovo Prg di Messina, ma portandosi appresso una serie di nodi irrisolti e di contraddizioni che si sono rese palesi fin dai primi momenti in cui lo strumento urbanistico è entrato in vigore. Scelte errate, anzi "non scelte" (che altro è stata la decisione di rimandare a ben 12 piani particolareggiati le sorti di rilevantissime porzioni del territorio comunale?) e una filosofia vecchia, che ha caratterizzato la Variante come un mero strumento di pianificazione edilizia. In più, hanno pesato, e pesano ancora oggi, le vicende mai chiarite di anni grigi, e di passaggi politico-burocratici quanto meno "torbidi", i commissariamenti, la valanga di ricorsi ed emendamenti accolti che hanno contribuito a rendere ancor più confusionario il quadro di riferimento e ancor più evidenti le discrasie tra i proclami del passato e le miserie del presente. Ma torniamo all'oggi. È ambiziosa la scommessa dell'amministrazione comunale: non solo riorganizzare il tessuto socio-urbanistico del capoluogo dello Stretto, ma «restituire a Messina il suo ruolo storico di città dei traffici e dello scambio, all'interno di un sistema integrato dei trasporti e costruire allo stesso tempo una prospettiva di sviluppo turistico sfruttando la posizione centrale della città». Ecco, dunque, che la strategia del nuovo assetto urbano viene incentrata su alcuni temi prioritari, a cominciare da due: 1) Risanamento e valorizzazione della periferia degradata, perché l'eliminazione della vergogna delle aree baraccate è la pre-condizione di qualunque credibile prospettiva di sviluppo. «Ma il semplice recupero del degrado ambientale sottolinea il documento della giunta comuale non è sufficiente, occorre integrare i quartieri degradati, o ritenuti tali quali Villaggio Aldisio, Camaro, Giostra, nel tessuto economico e produttivo della città, realizzando, con il contributo dell'imprenditoria privata, nuove centralità». 2) Il recupero del fronte a mare, cioè la restituzione alla città della vasta porzione di territorio costiero tra la zona Falcata e Gazzi, un'area grande quasi quanto la città progettata dal Borzì, e oggi luogo «in buona parte sottratto ai messinesi, una città negata». È questa la zona che deve trasformarsi nel nuovo centro della città, con attività direzionali, attrezzature sportive e culturali, strutture alberghiere, un grande parco urbano affacciato sul mare. Assolutamente prioritaria è anche la rielaborazione del regolamento edilizio così da «definire in modo chiaro e univoco i requisiti dei progetti proposti, cioè inserimento nel tessuto circostante, fruibilità del verde attrezzato, facile accessibilità, sicurezza». Si intende sperimentare la "banca del volume" (che prevede l'aumento di volume senza oneri concessori in cambio dell'adeguamento sismico dell'intera struttura e dell'utilizzo di materiali che consentano il massimo risparmio energetico). Si prevede la limitazione del consumo di suolo non urbanizzato e il divieto di estendere l'edificazione intensiva oltre il perimetro a monte già definito dagli insediamenti esistenti, escludendo la previsione di qualunque nuova edificazione in collina. Il Prg ovviamente dovrà raccordarsi agli altri strumenti di programmazione e pianificazione, a cominciare dal Piano paesaggistico.
MESSINA - Un nuovo Piano regolatore ecosostenibile
La giunta comunale di Messina ha approvato le linee guida per il Piano regolatore generale (Prg) della città, con l'obiettivo di promuovere sviluppo economico e occupazione. Il nuovo piano è basato su due temi prioritari: il riassetto e valorizzazione della periferia degradata e il recupero del fronte a mare. La periferia dovrà essere integrata nel tessuto economico e produttivo della città, mentre il fronte a mare dovrà essere trasformato nel nuovo centro della città con attività direzionali, attrezzature sportive e culturali. Il regolamento edilizio sarà rielaborato per definire chiaramente i requisiti dei progetti proposti.
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