Potrebbe essere Sviluppo Italia la soluzione cercata dal patron della Cit, Gianvittorio Gandolfi, alle prese con una grave crisi finanziaria. Il principale azionista della Compagnia italiana turismo ha scritto una lettera alla presidenza del consiglio, chiedendo aiuto per uscire da una situazione che di giorno in giorno si fa sempre più critica. All'inizio di agosto, Sviluppo Italia turismo aveva annunciato l'avvio della fase di privatizzazione, con l'ingresso di tre soci nel capitale. Si tratta di Banca Intesa, del gruppo Ifil e del gruppo Marcegaglia. Dall'operazione era rimasta esclusa proprio la Cit, che avrebbe voluto farne parte, ma che non sarebbe stata ammessa per ragioni di solidità finanziaria. Ieri la società di Gandolfi ha fatto sapere di aspettarsi a giorni la convocazione da parte del ministro Marzano e del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. La Cit ha smentito un'eventuale richiesta di aiuto sul fronte occupazionale, per esempio in merito a eventuali esuberi. D'altro canto, all'inizio della prossima settimana è convocata l'assemblea dei soci, con all'ordine del giorno un aumento di capitale da 51,7 a 90 milioni di euro. Tuttavia, secondo alcune fonti, la maggior parte degli azionisti, in assenza di novità positive entro quella data, sarebbe riluttante a mettere mano al portafoglio per sostenere lo sviluppo della Cit. Che, a quel punto, si ritroverebbe in una situazione molto critica. Gandolfi, per trovare una via d'uscita e soprattutto per convincere i soci ad approvare l'aumento di capitale, ha chiesto l'intervento del governo. Con l'obiettivo, tra l'altro, di rientrare dalla finestra nella privatizzazione di Sviluppo Italia turismo. A quel punto, infatti, la Cit si ritroverebbe inserita in un progetto di ampio respiro che prevede la valorizzazione del patrimonio immobiliare superiore a 100 milioni di euro, concentrato soprattutto nell'Italia meridionale. Resta da capire quali saranno le reazioni dei tre soci freschi della sub-holding di Sviluppo Italia.