Caro Sindaco, Ho sempre considerato salubre per la crescita di Roma un dibattito culturale sullo sviluppo urbano e sulle idee-progetto per la città. Ma non si sa com'è che ciclicamente si riaffaccia su Roma lo spettro di vederla inutilmente abbigliata di grattacieli. A reiterate ondate si propone per lo skyline dell'Urbe un'ammagliatura verticale e periferica come soluzione densificatoria alla crescente espansione di suolo. Il tema della Forma Urbis nasce con Roma è dunque un tema che merita profondo rispetto e che si lega anche all'immagine simbolica della città. Si invoca il superamento di un tabù, di un'idea conservativa versus una innovativa. E' dunque davvero più moderno, ergo innovativo, pensare il tessuto periurbano della città con un abbraccio di grattacieli? Rompendo lo sviluppo orizzontale di Roma si rompe la sua unicità, il suo porsi come "altra" rispetto alle immagini delle diverse capitali. Perché la globalizzazione-omologazione dei tessuti culturali identitari è un insidia sempre in agguato e da rifuggire. La grande innovazione oggi sta semmai nel garantire l'unicità nel cambiamento e, porla sia come valore in se che come valore di prospettiva: il che non significa musealizzare e ossificare la crescita urbana ma piuttosto farla rispondere ad un criterio simbolico-qualitativo coerente! Già l'allora sindaco Argan in un'intervista memorabile su Roma mi pare cogliesse il nodo della questione, anzi della vexataquaestio, l'antica dicotomia tra passato e futuro che tuttavia non può essere sciolta banalizzandola o riconducendola meramente ad una visione tra conservazione e innovazione, tra fautori dell'una o piuttosto dell'altra. "Pensare scientificamente il passato dichiarava Argan- significa pensarlo modernamente: se lo si pensa modernamente non può sorgere contraddizione con il pensiero moderno della città". Il nodo sta tutto qua, in una visione moderna del passato e in una modernità conciliata. Allora caro Sindaco il tema qual è ? Il tema non è tra innovatori e conservatori ma piuttosto: qual è il volto di Roma ? Roma è storicamente una città orizzontale e imbrigliarla in un tessuto verticale sarebbe un'asfissiante follia che romperebbe quell'antico equilibrio simbolico-sintattico su cui si è fondata nei secoli. I cantieri di Zara Hadid, di Piano, di Fuksas, sono oggi le nuove Mirabiliae Urbis Romae e un impegno di cambiamento va perseguito certamente in questa direzione. Il recupero delle periferie viceversa credo vada piuttosto individuato nella qualificazione dei suoi servizi, nella dotazione di spazi verdi, nella qualità delle sue architetture, e nella ibridazione culturale e sociale delle funzioni dei suoi spazi. Ivana Della Portella (storica dell'arte e resp. Cultura segreteria PD Lazio)