La Procura ferma i lavori in corso: mancherebbero tutti i permessi E pensare che il Politecnico di Milano, quell'intervento sulle terrazze d'erba di Careno, l'aveva eletto ad esempio nel corso di un master dedicato alla conservazione e la valorizzazione del paesaggio storico lariano. Ma, si sa, non sempre giustizia e accademia vanno a braccetto e così gli agenti della polizia provinciale hanno messo tutto sotto sequestro. Abuso edilizio e abuso ambientale: è questa l'accusa ipotizzata dalla procura di Como a carico di Alberto Caremi, comasco titolare dell'azienda agricola "I rospi" di Nesso che negli ultimi anni è intervenuta per realizzare una serie di terrazze con vista lago, andando però - secondo l'accusa - a toccare anche i muri in riva al Lario, che sono beni demaniali, e a realizzare delle casette in odor di bungalow secondo l'accusa, semplici «vani accessori per l'attività agricola » stando alla difesa. Il blitz degli uomini della polizia provinciale risale ai giorni scorsi. Gli agenti sono intervenuti dopo che a Villa Saporiti era arrivata la segnalazione di lavori non autorizzati in riva. In particolare sarebbero stati modificati i muri sulle sponde del lago, che sono beni demaniali. In realtà, però, gli inquirenti non si sono limitati a mettere i sigilli solo a ridosso del Lario, ma hanno messo sotto sequestro tutte le terrazze dell'azienda agricola. Un sequestro che è stato convalidato dalla procura, che ha provveduto ad aprire un fascicolo. Dal canto suo Alberto Caremi, tramite il suo avvocato Aldo Turconi, fa sapere che «tutti gli interventi effettuati prestano massima attenzione agli aspetti ambientali e sono consistiti nel recupero di vecchi terrazzamenti con destinazione agricola e caratterizzanti le sponde del lago». In effetti l'intervento finito ora nel mirino della procura era stato inserito nel capitolo sulle "strategie di recupero e valorizzazione del paesaggio storico lariano" di un master universitario organizzato dal Politecnico e dalla Fondazione Minoprio. Evidentemente, però, gli investigatori ritengono che alcuni di quegli interventi siano stati compiuti senza le autorizzazioni del caso, da qui l'accusa. «Preso atto del sequestro preventivo, attendiamo di conoscere quali sono le contestazioni», conclude l'avvocato Turconi. Per ora i terrazzamenti con tanto di limonaia e oliveto restano sotto sequestro. In attesa di conoscere l'esito dell'indagine: abuso oppure genio incompreso, questo è il dilemma.