Roma, è un affresco medievale che ha resistito a secoli di incuria e lavori maldestri Dicono gli esperti che la qualità fa pensare a un pittore di primo piano nel '300 La perfezione del volto del Salvatore non è stata scalfita nel tempo con le ristrutturazioni Ma la perfezione del volto del Salvatore non è stata scalfita nemmeno dalla mazzuola di un anonimo manovale di metà Novecento che, impegnato a realizzare la traccia per il passaggio dei fili elettrici, gli portò via di netto gli occhi, lasciando così al solo disegno della bocca carnosa e al triangolo perfetto del collo il compito di rappresentare la bellezza ultraterrena del Dio che sè fatto Uomo. Lo stupore davanti al muro che cade svelando il tesoro nascosto, ricorda la scoperta della Madonna quattrocentesca venuta alla luce lanno scorso in una chiesa terremotata di Onna. E gli storici dellarte sognano sempre che la Battaglia di Anghiari di Leonardo sia ancora intrappolata sotto la calce di una parete in Palazzo Vecchio a Firenze. È proprio smontando il pavimento di un ufficio capitolino che gli storici dellarte della Sovrintendenza comunale, guidata da Umberto Broccoli, si sono trovati davanti alle pitture che decoravano la torre di Bonifacio IX (1389-1404) prima che nel Cinquecento la costruzione di un piano in più rispetto ai due originari, segò a metà le pareti popolate dal Cristo con i santi protettori di Roma, ma anche dalla figura di una Vergine di cui rimane solo laureola. «Gli affreschi sono da datarsi a una fase precedente al regno di Bonifacio IX, forse agli anni Venti-Trenta del Trecento» spiega Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei capitolini. «Lautore è ignoto ma la qualità della pittura ci porta verso un pittore di primo piano nel grande cantiere della Roma trecentesca». È la città papalina del Sancta Sanctorum e delle chiese trasteverine con i capolavori di Pietro Cavallini. E di Jacopo Torriti e Filippo Rusuti allopera in San Giovanni in Laterano e in Santa Maria Maggiore. «Del resto il Campidoglio e San Giovanni erano luoghi consoni, per la loro importanza, solo allintervento di un grande maestro», sottolinea larchitetto Francesco Giovannetti guardando oltre la coltre di polvere che operai e restauratori della ditta "Grandi appalti" sollevano nella stanza degli affreschi sepolti. Potrebbe trattasi della bottega del grande Cavallini, il cui nome è stato fatto nel 2000 per gli affreschi spuntati fuori per caso sotto una tela del Seicento proprio nella chiesa dellAracoeli sul Campidoglio. «Gli affreschi rinvenuti nella torre di Bonifacio IX sono la riprova di quellimmenso patrimonio che la nostra città conserva e che sarà ulteriormente valorizzato a settembre, in occasione delle cerimonie previste per i 140 anni di Roma Capitale» annuncia il sindaco Gianni Alemanno. I lavori di ristrutturazione e restauro (budget di quasi due milioni) riguardano innanzitutto la sala Giulio Cesare del Consiglio comunale. Ma toccano anche gli ambienti della annessa torre medievale che, come il resto del palazzo Senatorio, fu "incamiciata" dalla facciata cinque-seicentesca di Michelangelo, Della Porta e Rainaldi. «Nella torre vi era la loggia monumentale - spiega Maria Dellera, responsabile con Margherita Albertoni dei monumenti sul Campidoglio - collegata alle funzioni giuridiche del Senatore che, proprio da questi ambienti, si affacciava verso Monte Caprino per seguire il lavoro del boia sul patibolo». Il nome del committente è racchiuso in uno stemma nobiliare: quello della famiglia Colonna presente accanto alla figura di Pietro. La caccia allidentità del senatore-mecenate e del pittore della torre è appena cominciata.