Gli interessi immobiliari ridisegnano la città Lultimo "Controcanto" ha attirato gli strali di una parte dellopposizione, soprattutto là dove parlavo della trasversalità degli interessi immobiliari. Larticolo di Andrea Greco sulle pagine milanesi di Repubblica di venerdì scorso ne dà egregiamente conto. Per altro è un vecchio vizio della sinistra. Negli anni Ottanta già polemizzavo con lamico Umberto Dragone, vicepresidente della Lega delle Cooperative, perché consideravo quantomeno curioso che i più importanti lavori pubblici fossero appaltati a consorzi dimprese sempre a tre: imprese delle partecipazioni statali, imprese private e imprese cooperative, in genere nella quota di 13, 13 e 13. Quindi le compagnie più "eterogenee" della sinistra non mi stupiscono ma mi stupisce lo stupore che nasce quando lo ricordo. Veniamo al Pgt che ho sempre considerato "irricevibile" e "indiscutibile" per lopposizione. Non si tratta di un documento urbanistico puro ma del "manifesto" di Cl in materia di visione sociale della città e, contemporaneamente, il "manifesto" della democrazia urbana secondo Cl, dove si ridistribuiscono i poteri tra organi elettivi diretti, il consiglio comunale e la Giunta. È un documento che ridisegna Milano. Perché lopposizione non si è ribellata? Perché non ha accettato il confronto su questi elementi del Pgt? Mentre la sinistra si sciacqua la bocca sulla scomparsa delle ideologie cè chi - Cl - , dobbiamo riconoscerlo, con un documento complesso e di difficile decrittazione, rozzo in molte parti, ricomincia a pensare in termini ideologici: senza ideologia non si va da nessuna parte. Questopposizione sembra non essersi accorta che nellinseguimento di qualche ettaro di verde è caduta nella trappola di quella specie di sindrome di Stoccolma della dialettica politica: essere lentamente persuasi delle opinioni del tuo avversario, in questo caso abile, perché ti distrae dalla visione dinsieme e porta il gioco dove gli fa comodo. Quanto al meccanismo della perequazione, ossia lattribuzione alla maggior parte del suolo comunale di unedificabilità media generalizzata, il primo a pensarci fu lonorevole Sullo (1921-2000) che ne fece oggetto di una proposta nel 1963 (bocciata su pressione degli immobiliaristi), poi ci riprovò il senatore Achille Cutrera e non ebbe miglior fortuna, mancatogli lappoggio della sinistra. Ora tutti daccordo a Milano? E non vogliamo parlare di trasversalismo? LIstituto italiano di urbanistica per anni ha tentato inutilmente di riprendere il discorso. Ma quale è la vera novità della perequazione secondo il Pgt milanese? In passato si parlava semplicemente di non penalizzare quei cittadini che si trovassero ad avere le loro aree sottoposte a vincoli (verde pubblico, servizi e così di seguito) rispetto a quelli che se le "trovavano" con possibilità edificatorie libere (residenza in particolare). Oggi, col nuovo Pgt e lassegnazione di un indice di edificabilità unico a zone si è anche introdotto il criterio della vendita di questi diritti e la loro trasferibilità su altre aree. Unipotesi praticabile ma che richiede ben altre e più articolate norme e che stride persino con quel minimo di pianificazione contenuto nel Pgt stesso: una norma che andrebbe discussa a parte e non nel calderone del Pgt. Peccato che per "loro" sia un principio intoccabile.