I progetti del nuovo responsabile del Comitato scientifico del centro internazionale Alain Elkann: mi rifarò all'esperienza del Museo egizio d'arte e di cultura di Mantova Oggi a Mantova, con il nuovo sindaco Sodano, ci sono le condizioni - cosa rara in Italia - per fare sistema Anche a Palazzo Te le grandi mostre Passione Alain Elkann è il successore di Salvatore Settis alla testa della più importante istituzione culturale di Mantova MANTOVA «Ci sono delle cose strane, che mi legano a Mantova». Alain Elkann lo spiega così, il suo sì alla richiesta del sindaco di Mantova Nicola Sodano, che l'ha fortemente voluto («Credo non potessimo essere più fortunati», ha commentato ieri il primo cittadino) alla testa del comitato scientifico del Centro internazionale di cultura di Palazzo Te. E comincia a elencare: la visita a Palazzo Te, anno 1994, accompagnato dall'architetto Joseph Rykwert, che nella villa giuliesca aveva allestito la mostra su Leon Battista Alberti. I contatti con l'attuale vescovo di Mantova, mons. Roberto Busti, ai tempi in cui Elkann stava scrivendo con l'arcivescovo Carlo Maria Martini il libro «Cambiare il cuore» e Busti era assistente del cardinale. L'amicizia con l'avvocato Cesare Rimini, che gli fece scoprire le ricchezze della Mantova ebraica. E poi, ovvio, il Festivaletteratura, che scalda il cuore di ogni scrittore. Nient'altro che l'abbia spinta ad accettare, Elkann? «Sì. Intanto, la straordinaria opportunità di iniziare questo incarico al Centro Te con una grande mostra su Giulio Romano, curata da Giovanni Agosti e in programma nel 2012. Poi, l'onore di succedere a uno studioso che stimo tantissimo come il professor Settis. Ma, soprattutto, credo che a Mantova, in questo momento, ci sia un'opportunità rara». Quale? «Qui c'è un sindaco da poco eletto, quindi sostenuto dai cittadini, e che è uomo di cultura, che ama l'arte perché è un architetto che viene dal restauro. Tutto ciò può consentire, cosa rara in Italia, di fare sistema, cioè far coincidere gli interessi dei poteri pubblici e privati con l'interesse dei cittadini. Il rilancio e la promozione di Palazzo Te è nell'interesse di tutti. È vero che l'Italia è piena di cose uniche al mondo. Ma, a differenza, ad esempio, della Francia, le "vende" non tanto bene». Urgono lezioni di marketing culturale? «Credo che con il Museo egizio di Torino, di cui sono presidente, abbiamo fatto molto. E credo di poter esportare questa esperienza altrove. L'Italia ne ha un grande bisogno. Diamo per scontato che i turisti vengano da noi, perché siamo il più bel paese del mondo. Non è vero. I turisti magari vanno in Francia o Spagna perché sono meglio organizzate o costano meno. C'è molta concorrenza in questo senso. Non basta avere dei contenuti, di cui per fortuna l'Italia è ricca, bisogna anche saperli comunicare e valorizzare. Palazzo Te è un luogo straordinario dell'umanità. Ma i tempi passano, i luoghi vanno rimessi in moto. Un po' come ha fatto Dante Ferretti al Museo Egizio: le statue c'erano, ma lui, con un gioco di luci e di specchi, le ha fatte in un certo senso venire fuori». Valorizzare e comunicare: si può fare anche in periodi di «vacche magre»? «Io sono d'accordo con il ministro Bondi: soprattutto in tempi di crisi, meglio concentrare le risorse su grandi progetti, come la mostra di Caravaggio a Roma o il progetto Grande Brera a Milano». non sono mancate. Si potrà continuare a farne? «Certo, purché si mantenga alto il livello. Per questo mi impegnerò a far sì che la mostra su Giulio Romano sia la migliore possibile». Prima accennava alla Grande Brera. Come va il suo nuovo lavoro a fianco della Moratti, per promuovere l'immagine di Milano? «A Milano ci sono tanti ottimi progetti. La Grande Brera. O l'idea dell'assessore Finazzer Flory di portare l'arte contemporanea nelle piazze. O, ancora, la Triennale. Quel che sto cercando di fare è vedere se, con un po' di buon senso, si riescono a mostrare tutti gli spicchi dell'arancia, i quartieri di cui si compone una città. Per questo ho già incontrato diversi assessori. Con l'assessore Terzi abbiamo parlato dei problemi dei taxisti. Con quello all'arredo urbano di decori natalizi e nuovi spazi verdi attorno alla città. E con la Moratti di iniziative per diffondere l'immagine di Milano nel mondo». Idee? «Si potrebbero, ad esempio, aprire dei Caffè Milano all'interno di prestigiose istituzioni sparse nel mondo. Milano è molte cose. Ci si è concentrati su moda e design, senz'altro molto importanti. Ma forse la città ha bisogno di un'identità più forte. Ad esempio, è ricchissima di capolavori d'arte, ma lo si sa meno di quanto non accada in altre città». Tornando a Mantova, il sindaco Sodano ha detto che cercava una persona con «tempo e passione» da dedicare al Centro Te. Pensa di poterli garantire entrambi, nonostante i tanti impegni? «Nel lavoro di consigliere culturale un'esperienza non esclude l'altra, la integra. È un lavoro di composizione, come un romanzo. E, se quella è la tua passione, non esistono orari, sabati o domeniche. È il tuo lavoro, ma anche la tua vita. D'altra parte, vivere senza passione è come non vivere».
MANTOVA - Grandi mostre, idee e talenti Così rilancerò Palazzo Te
Alain Elkann, il nuovo responsabile del Comitato scientifico del Centro internazionale di cultura di Palazzo Te, ha accettato l'incarico dopo aver incontrato il sindaco di Mantova Nicola Sodano. Elkann ha elencato le sue esperienze e contatti con la città, tra cui la visita a Palazzo Te nel 1994 e l'amicizia con l'avvocato Cesare Rimini. Ha anche menzionato la mostra su Giulio Romano, curata da Giovanni Agosti, e il suo desiderio di fare sistema, cioè far coincidere gli interessi dei poteri pubblici e privati con l'interesse dei cittadini.
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