Il progetto dellassessore Ghera per la zona archeologica E a Pratolungo la Soprintendenza sta riportando alla luce un fabbricato di età repubblicana Bassi muri in "opus incertum" di un fabbricato "industriale" detà repubblicana sorto accanto al fosso di Pratolungo, poco più in là sette possenti blocchi di travertino seguiti, sul piano dargilla inzuppato dallacqua di falda, da trabeazioni architettoniche e da un frammento di sarcofago in marmo, buoni per essere squagliati in una calcara medievale il cui forno, forse, è ancora sommerso da secoli di terra. Questi i reperti che, cinque metri sotto il livello stradale al nono chilometro della Tiburtina, a dieci metri dallantica consolare, gli archeologi della Soprintendenza statale stanno riportando alla luce. E che, molto probabilmente, ricopriranno una volta finite le ricerche, le schedature e le foto (al lavoro, diretti da Stefano Musco, ci sono Claudia Angelelli e Luca Porzi, con gli uomini della Land srl) perché le strutture romane, scoperte durante le indagini in vista del raddoppio della Tiburtina, non sono così clamorose da far ipotizzare la musealizzazione in situ. E poi, a che serve mettere in mostra testimonianze del passato se non si hanno i soldi per fare la manutenzione? Lesempio si ha, neanche un chilometro più in là, grazie a un ritrovamento davvero importante. Quello della villa e delle terme di via Carciano, con laula dalle nicchie affrescate, la cisterna e la "piscina", riportate alla luce negli anni '90: un impianto a terrazze sfarzosamente abitato dal II secolo a.C. al V d.C., ma ora preda della forza dirompente delle piante che stanno mandando in frantumi il prezioso mosaico della "Menade danzante con il pastore e le quattro stagioni". «Attenti a dove mettete i piedi», avverte Stefano Musco facendo strada allassessore Fabrizio Ghera, tra le tessere bianche e nere sparpagliate nel prato: «Guardate bene questa raffigurazione bacchica, perché la prossima volta potrebbe non esserci più», aggiunge larcheologo. Ecco Tiburtina Valley, tra passato e presente, tra il degrado dei capannoni industriali e le bellezze degradate di una villa affrescata. Ma lassessore ai Lavori pubblici del Comune ha unidea per salvare questo patrimonio. Per restaurare il mosaico della villa - e per liberare dalla protezione il pavimento in "opus sectile" delle piccole terme pubbliche - bastano 200-300mila euro: quei soldi che la Soprintendenza non destina al sito demaniale recintato in via Carciano il cui budget per la manutenzione, da dieci anni, «è pari a zero». «Vogliamo coinvolgere le aziende della zona - spiega Ghera - in questa missione di salvataggio. Gli industriali potrebbero adottare il monumento versando delle quote che permettano i restauri e la valorizzazione della zona». E Musco sottolinea: «Dobbiamo scegliere il punto di vista: via Carciano può essere quel "non luogo" che è oggi o la strada segnata dalla magnifica villa dei mosaici di Dioniso. Ora cè bisogno immediato di un restauro. Ma in futuro i resti della villa potrebbero essere illuminati anche di notte e diventare così il luogo dellorgoglio per gli abitanti di questa estrema periferia».