L'opinione sul Prg di Paolo Giansiracusa L'aggressione al paesaggio, la possibilità concreta che le ruspe e il cemento azzerino il litorale costiero tra punta Mola e punta Tavola ha prodotto non solo indignazione in ogni forza impegnata nel territorio, quanto piuttosto una esasperazione estesa nei siracusani, arrabbiati, incapaci di incassare l'ennesimo criminale compromesso. Ieri pomeriggio, Paolo Giansiracusa, docente di storia dell'arte e soprintendente artistico onorario dell'accedemia «Rosario Gagliardi», nella sede di via Epicarmo, ne ha parlato ampiamente alla presenza dell'ambientalista Rosy Di Stefano e del consigliere di quartiere Michele Buonomo. «La Giunta Fatuzzo e la Giunta Dell'Arte , considerando la dimensione culturale della città, negli anni Novanta diedero un incarico di consulenza al professore Gabrielli per uno studio di massima destinato a tradursi in Norme per il Prg - ha ricordato Giansiracusa - L'illustre urbanista, docente dell'Università di Genova, disegnò una città basata sul recupero e la valorizzazione del costruito, sulla rifunzionalizzazione di sacche urbane degradate, sulla creazione di spazi destinati a verde pubblico, alle attività sportive e ricreative, sulla nascita di aree mercatali, commerciali e artigianali. Con la caduta della Giunta dell'Arte tutto cambiò, ogni progetto di recupero, ogni disegno destinato alla valorizzazione dello spazio urbano , tutte le idee di rinascita della città, con un colpo di spugna scomparvero dal dibattito civile. Siamo arrivati ai giorni nostri, non ci sono riserve che tengano, non ci sono ecosistemi che resistono. Tutto, bisogna distruggere tutto! Questo sembra essere il messaggio incontenibile del nuovo Prg. Altro che recupero, altro che aree artigianali e commerciali, altro che centri sportivi. Se la nuova industria della città e del territorio (indicata anche dall'Unesco di cui siamo patrimonio) è il turismo, questo si basa su alcuni elementi insostituibili: i segni della storia, l'ambiente, il mare. Proprio ciò che stiamo distruggendo a profitto di una città invivibile dove nessuno vorrà venire, nemmeno nelle effimere oasi dorate dei villaggi vacanze delle quali il Mediterraneo , a costi sicuramente più accessibili, è pieno».