MILANO Per promuovere le mete italiane fra i turisti stranieri l'Enit dispone nel 2004 di meno di 25 milioni di euro, una parte consistente dei quali (più del 60) serve per la gestione ordinaria dell'ente e per pagare il personale. Un budget molto diverso è quello messo in campo dai concorrenti stranieri come Spagna (102,6 milioni) e Francia (73,6). Le difficoltà finanziarie dell'Enit sono legate alla riduzione dei trasferimenti statali, diminuiti del 20 l'anno scorso e ulteriormente contratti nel 2004, e hanno colpito in modo particolare proprio le attività istituzionali dell'ente, tagliate del 51 nel 2003. Il fatto è che in Italia la maggior parte delle risorse per la promozione turistica (dai 100 ai 200 milioni a seconda delle stime) è impiegata direttamente dalle Regioni, ma gli operatori sottolineano l'esigenza di" «un'azione gestita a livello centrale per promuovere il marchio-Italia». Di qui la proposta di riforma, accolta anche dal ministro delle Attività produttive Marzano, di trasformare l'Enit in Agenzia nazionale a cui partecipino, accanto allo Stato, le Regioni e le associazioni di categoria. IL BUSINESS DELLE VACANZE Per sostenere il turismo dall'estero l'Enit ha 24.5 milioni, ma il 60 serve per gestire la struttura Promozione, in Italia spesa al minimo MILANO Prima qualche voce isolata, poi le prese di posizione sempre più insistenti fino a formare un coro. Nel settore turistico italiano è tornata la voglia di centralismo o, come spiega il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono, di «una cabina di regia nazionale che dia vita a strategie più razionali per il sistema Italia». Anche Enzo Giugo, a capo della Conferenza dei presidenti delle Regioni, ha indicato il turismo fra le materie su cui è necessario ripristinare una competenza statale. L'esigenza nasce dagli operatori del settore. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, indica nella rinascita del ministero del Turismo «la soluzione per ridare competitivita al settore». Costanze Jannotti Pecci, presidente di Federturismo, conferma che «quando all'estero spiego che il nostro Paese non ha un ministero per il turismo le reazioni sono stupite e divertite». Non solo, ma anche la delega al turismo al ministero delle Attività produttive è vacante dal luglio del 2003. in seguito alle dimissioni dell'allora sottosegretario Stefano Stefani. La situazione attuale si fonda su uno squilibrio di ruoli rimasto irrisolto. La riforma del Titolo V della Costituzione e la legge 1352001 hanno affidato alle Regioni la competenza sul turismo. Inoltre era previsto un coordinamento interministeriale che però, ricorda Bono, «è stato finora lasciato inoperoso». In questo quadro l'Ente nazionale per il turismo (Enit) è sopravvissuto ma si è visto assottigliare fondi e personale; nel 2004, per la promozione all'estero del marchio Italia, l'Enit ha a disposizione circa 24,5 milioni di euro, ma quasi 15 milioni l'anno servono per far funzionare l'ente e per pagare il personale. La Maison de France, che ha le stesse funzioni Oltralpe, spende 30 milioni all'anno solo per il mercato italiano. La parte più consistente delle risorse italiane (circa 100 milioni di euro secondo Mercury, società che annualmente stila un rapporto sul turismo italiano) sono spese dalle Regioni, con azioni di promozione individuali che hanno lo scopo di far conoscere le singole realtà locali. «Interventi di questo tipo riflette Giuseppe Boscoscuro, presidente dell'Associazione dei tour operator italiani (Astoi) sono destinati a rivelarsi inefficaci, perché il potenziale turista straniero conosce solo mete come Roma e Firenze e ignora le realtà regionali, che possono essere valorizzate al meglio solo legate al brand Italia. Per interagire con chi promuove il turismo estero a New York o a Londra conclude Boscoscuro un unico soggetto nazionale sarebbe molto più utile di 20 delegazioni locali». L'ipotesi di ricostituire il ministero del Turismo, abolito da una valanga di quasi 29 milioni di voti nel referendum del 1993, appare lontana, e la strada più probabile passa per una trasformazione dell'Enit in Agenzia nazionale, nel cui consiglio di amministrazione troverebbero posto rappresentanti dello Stato, delle Regioni e degli imprenditori, per disegnare in maniera coordinata le politiche di promozione. La prima proposta in questo senso, presentata dalle associazioni di categoria, risale all'ottobre dell'anno scorso, e il 30 aprile 2004 la Conferenza dei presidenti delle Regioni ha avanzato una bozza di riforma che accoglie le indicazioni degli imprenditori. Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ha riferito pochi giorni fa di aver trasmesso a Palazzo Chigi il progetto di riforma. «La conferenza nazionale sul turismo in programma a Genova il 20 e 21 settembre ha avvertito Jannotti Pecci sarà un banco di prova decisivo per capire se gli annunci del Governo si tradurranno presto in decisioni concrete».
Caccia al turista, gli stipendi bruciano il mini-budget Enit
Il riassunto è il seguente:
L'Enit, ente nazionale per il turismo, dispone di meno di 25 milioni di euro nel 2004, di cui il 60% serve per la gestione ordinaria e il pagamento del personale. La situazione finanziaria dell'Enit è legata alla riduzione dei trasferimenti statali e alle difficoltà nell'attività istituzionale. Le Regioni impiegano la maggior parte delle risorse per la promozione turistica, ma gli operatori sottolineano l'esigenza di un'azione gestita a livello centrale per promuovere il marchio-Italia.
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