Un consiglio per l'italiano? Lo darà il Cavaliere Quando il progetto è iniziato a trapelare, sembrava un'iniziativa un po' folcloristica, destinata a durare poco. E invece. Mentre la manovra correttiva falcidia i finanziamenti per gli enti di cultura, provocando una rivolta a cui il ministro Sandro Bondi è chiamato a porre rimedio, in parlamento, proprio al senato dove il dl finanziario è incardinato in prima lettura, proseguono i lavori sul disegno di legge del Pdl che istituisce un nuovo ente culturale, il Consiglio superiore della lingua italiana, la cui guida è assegnata al presidente del consiglio. Un ente che costerà 5 milioni l'anno e che avrà il compito di dirigere la promozione e la tutela della lingua nostrana, nelle istituzioni pubbliche italiane, europee e pure nei «campi del sapere avanzato e delle nuove tecnologie». Il primo incarico dovrebbe essere a breve, con le iniziative per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Nei giorni scorsi la prima commissione di palazzo Madama ha avuto a disposizione finalmente un testo unificato, messo a punto da Claudio Fazzone. La prossima settimana si va all'esame degli eventuali emendamenti. Del Consiglio superiore, presieduto dal premier in carica, fanno parte il ministro dell'istruzione, della cultura, degli esteri, dello sviluppo economico e tutti gli altri ministri senza portafoglio con competenze in materia. Il Consiglio, che avrà il supporto tecnico e logistico di Palazzo Chigi, si avvarrà di un comitato tecnico composta da 5 personalità del mondo della cultura, recita il ddl, nominati dal presidente del consiglio su proposta del Consiglio superiore, che è presieduto sempre dal presidente del consiglio dei ministri. Al di là di alcune sovrapposizioni «procedurali», dicono senatori di maggioranza, c'è però un problema finanziario. Non che non ci siano i fondi di copertura, attinti dall'Economia, ma dal punta di vista congiunturale fa un po' specie un ente nuovo di zecca mentre altri, dall'Accademia della Crusca all'Enciclopedia italiana alla Dante Alighieri, che di italiano pur si occupano, rischiano nella migliore delle ipotesi di vedersi ridurre i finanziamenti. «Effettivamente, ora, con la manovra, si impone una riflessione», ammette Fazzone, «ne parleremo anche con il ministro Bondi. Potremmo provare ad affidare le nuove politiche di tutela dell'italiano a un ente che già c'è ».