Lino Quartarone, consigliere regionale dell'Arci Sicilia, preoccupato per la situazione socio-culturale della Sicilia Sud Orientale, ha criticato duramente la manovra del governo nazionale, che potrebbe avere effetti rilevanti per la zona sud con tagli del 50 sui beni culturali. «Questo sfacelo dei beni culturali, -ha commento Quartarone- finisce per scardinare quel poco che restava delle politiche pubbliche per la cultura in Italia». Sarà destinato alla cultura lo 0,3 del Pil contro l'1,5 europeo, scelta singolare per un paese che nei beni culturali ha il suo patrimonio più prezioso. Tecnici, artisti, giornalisti, ricercatori, istituti culturali, sindacati, associazioni, come sostiene Quartarone, si dicono tutti indignati per la svalutazione della cultura, della formazione e della ricerca e, sostenitori invece di investimenti culturalmente strategici per uscire dalla crisi, attraverso un nuovo sviluppo economico. «È l'ennesima prova, che a questo governo manca una visione strategica di futuro, perché una società culturalmente debole, non ha la forza di esercitare i propri diritti e di animare lo spazio pubblico. L'ignoranza e il conformismo diffusi, la mortificazione di ogni spazio di confronto, la voglia di censura, il fastidio per la circolazione delle idee, sono tutti elementi che travolgono l'ottica italiana da anni, e non sono altro che fenomeni che vedono in questa manovra il loro apice. Per oscurare il nostro diritto al sapere vogliono renderci mentalmente docili». Santina Giannone
Lo sfacelo dei beni culturali oscura il nostro diritto al sapere
Lino Quartarone, consigliere regionale dell'Arci Sicilia, ha criticato duramente la manovra del governo nazionale, che potrebbe avere effetti rilevanti per la zona sud con tagli del 50 sui beni culturali. Questo sfacelo dei beni culturali finirebbe per scardinare le politiche pubbliche per la cultura in Italia. Quartarone sostiene che la cultura dovrebbe ricevere un investimento più alto, come l'1,5% del Pil, per uscire dalla crisi. Egli afferma che il governo manca di una visione strategica di futuro e che una società culturalmente debole non può esercitare i propri diritti e animare lo spazio pubblico.
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