CONVEGNO. Da piazza Viviani, poi ricoperta, alla via Postumia in corso Cavour: l'importanza di conoscere il passato Soprintendenze e Comune cercano un dialogo. I tecnici: avere i dati prima di intervenire Tosi: «Tener conto dello sviluppo» C'è chi li chiama, e li considera, «quattro sassi» e chi fa della loro tutela e salvaguardia il lavoro di una vita. Chi li studia, si ferma ad ammirarli e ne fa vanto e risorsa collettiva e chi li considera invece un ostacolo allo sviluppo delle infrastrutture cittadine, parcheggi interrati in primis. Sono i beni archeologici di cui è ricca la città, spesso al centro di polemiche anche aspre, che ieri invece sono stati i protagonisti della Giornata di studi «Archeologia in città e sviluppo urbanistico tra passato, presente e futuro», organizzata dall'associazione Civicittà in collaborazione con Ance, Comune, Università, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Ordine degli Architetti e Pianificatori di Verona. Obiettivo dell'iniziativa, quello di sollecitare i professionisti e gli amministratori impegnati nella conoscenza, la tutela e la trasformazione dei nostri paesaggi a favorire una cultura della progettazione che sia una sintesi tra i differenti punti di vista. È quindi possibile elevare i reperti archeologici, così frequenti appena qualche metro sotto gran parte della città antica, a risorsa non solo culturale ma anche economica? I pareri sono divisi. Di aiuto, se non risolutiva, potrebbe essere la cosiddetta «archeologia preventiva», intesa come sistema di raccolta dati per avere una previsione delle problematiche, in termini di costi e tempi di realizzazione, che riguardano gli interventi che si attuano in città, hanno spiegato gli esperti. Tuttavia, a sentire gli interventi, in alcuni passaggi decisamente opposti, delle due maggiori personalità in materia, il sindaco Flavio Tosi e la Soprintendente per i Beni Archeologici del Veneto, Giuliana Cavalieri Manasse, infatti, questa sinergia tra competenze in vista di una cultura della progettazione appare ancora difficile da attuare nel concreto. Più forte negli anni '70, grazie a buoni rapporti con gli architetti Cecchini e Scarpa, questa sinergia è andata pian piano diminuendo negli anni fino a scomparire. E si passa così dagli esempi virtuosi degli scavi in Cortile del Tirbunale e agli interventi a Porta Leoni ai tentativi di realizzare parcheggi interrati in piazza Viviani o in piazza Arditi, dove non si sarebbe mai dovuto nemmeno iniziare il lavoro. È questo, in sintesi, il parere della Soprintendente Manasse, che nel suo intervento ha parlato anche di «occasioni mancate», come la via Postumia in corso Cavour, ora di nuovo interrata. Pur ribadendo l'importanza della collaborazione e del dialogo tra chi amministra e chi sovrintende ai beni archeologici e paesaggistici, il sindaco ha ribadito che «anche alla luce del particolare periodo economico in cui ci troviamo le valutazioni sugli interventi devono tener conto anzitutto dell'interesse collettivo, considerando sempre le ricadute sul settore edilizio e, più in generale, sull'economia e sullo sviluppo del territorio». Sulla stessa linea di pensiero, il vice presidente Ance, Antorio Calò. La città ha senso se rimane "viva" e perchè rimanga tale deve avere la capacità di attrarre attività economiche diverse da quelle turistiche. Inoltre, i beni archeologici sono pubblici e i costi del loro rinvenimento non devono ricadere solo su soggetti privati, ha spiegato Calò che auspica «un tavolo di confronto per coordinare gli sforzi, per tutelare le nostre città e gli interessi degli investitori».I.N.