L'amministrazione ha ottenuto dalla Soprintendenza il via libera per ricoprire i resti archeologici del 1680 L'intervento suggerito alla Giunta per proteggere gli antichi reperti e riaprire il corso alla circolazione Ora si potrà redigere il progetto I resti della seicentesca Porta Mantova, afflitti da un incalzante degrado al centro di infuocate polemiche, potranno ritornare sotto terra. Seppur con tutti gli accorgimenti del caso e nel rispetto di rigorose prescrizioni volte a salvaguardare una delle poche testimonianze rimaste della Legnago di un tempo. L'amministrazione - che sin dal suo insediamento non ha mai fatto mistero di voler riseppellire i ruderi riportati alla luce nel 2004 tanto da aver stanziato nel programma delle opere pubbliche 175mila euro proprio per ricoprire e pavimentare la «busa» come la chiamano in città - ha infatti incassato il primo via libera da parte della Soprintendenza. Anche se, prima di veder gli operai in azione, si dovrà attendere il nulla osta ufficiale che arriverà non appena il Comune avrà completato l'iter previsto dalla legge. A spianare la strada all'operazione inseguita ormai da un anno da Lega e Pdl è stato un incontro preliminare svoltosi nei giorni scorsi a Verona, che ha messo a confronto l'architetto Maria Grazia Martelletto e l'archeologa Brunella Bruno della Soprintendenza con il sindaco Roberto Rettondini e gli assessori Paolo Longhi e Graziano Lorenzetti. Nel corso del vertice chiarificatore i tre amministratori, affiancati dal dirigente dell'ufficio urbanistica del municipio Maurizio Bonfante, hanno evidenziato le ragioni che hanno indotto la Giunta ad inserire ai primi posti della propria agenda l'interramento del complesso oggetto sei anni fa di un restauro conservativo costato 85mila euro. «A cominciare», riferisce Rettondini, «dal progressivo deterioramento dei mattoni che, a causa dell'implacabile azione corrosiva delle piogge e del ghiaccio, si stanno sgretolando se non spezzandosi addirittura a metà malgrado i ripetuti trattamenti effettuati in questi anni per proteggerli. Se non si corre ai ripari Porta Mantova rischia di venire danneggiata irrimediabilmente e di trasformarsi in un brutto biglietto da visita per la città». Ma alla base della decisione della Giunta non ci sono solamente l'opportunità di conservare adeguatamente i reperti e l'esigenza di risparmiare al Comune ingenti costi di manutenzione. «Lo scavo, oltre ad essere sproporzionato rispetto all'ambito dov'è inserito», aggiunge il sindaco, «ha infatti stravolto anche il sistema di circolazione urbano creando non pochi disagi. Non vanno poi tralasciate le grosse difficoltà per gestirlo. Da qui l'idea di chiuderlo sulla scorta di quanto è avvenuto tre anni fa a Porto con le tracce di Porta Padova». Tutte istanze che non fanno una grinza e che non hanno incontrato obiezioni neppure da parte della Soprintendenza. La quale, pur non stoppando i piani dell'amministrazione, pretende però che l'intervento sia fatto con tutti i crismi secondo precise modalità procedurali ed esecutive. «Prima di dar corso alla copertura sulla scorta dell'ok ufficioso ottenuto a Verona», aggiunge Paolo Longhi, assessore ai Lavori pubblici, «bisognerà procedere al rilevamento del sito e condensare tutto il materiale a disposizione in un filmato, che diventerà un documento storico utilizzabile per la didattica ed altri scopi». A questo punto il primo scoglio è superato e l'ufficio tecnico potrà redigere il progetto di massima da sottoporre poi al vaglio della Soprintendenza, che autorizzerà l'avvio dei lavori prima che sia troppo tardi e i laterizi si riducano ad un'accozzaglia di scaglie.