Frederick Ilchman, uno dei maggiori esperti mondiali del pittore, fa il punto sulla controversa attribuzione «La tela non è di Jacopo, riconosco la mano di un suo assistente» IDopo il restauro effettuato, gli esperti del National Trust hanno attribuito a Tintoretto un quadro del Palazzo di Kingston Lacy, entrato a far parte delle loro proprietà nel 1981. L'opera, ora intitolata «Apollo che corona un poeta e gli dà una sposa», era stata acquistata in Europa da William John Bank nel 1849. Alla prima impressione fotografica, molti esperti italiani hanno espresso giudizi confortanti sull'attribuzione a Tintoretto (vedi «Corriere della Sera» del 10 giugno). Abbiamo chiesto anche a Frederick Ilchman, uno dei massimi esperti mondiali del pittore veneziano, una sua valutazione. nsieme con Robert Echols, uno studioso indipendente, ho fatto ricerche sulle attribuzioni di Tintoretto per più di quindici anni. Facevamo entrambi parte dei curatori della fondamentale mostra di «Tintoretto» (2007) al Museo Nazionale del Prado di Madrid e abbiamo scritto gran parte del catalogo. Successivamente a quell'esibizione, il Prado ha pubblicato l'anno scorso un volume di saggi su Tintoretto. In quel volume il nostro lungo intervento, intitolato «Verso un Nuovo Catalogo di Tintoretto», con un «Elenco di Attribuzioni riviste e una Nuova Cronologia», è stato il primo tentativo di esaminare in una maniera seria ciò che lo stesso Jacopo Tintoretto aveva dipinto e ciò che era stato dipinto dalla sua bottega e dagli imitatori dopo il catalogo del 1982 Tintoretto: le opere sacre e profane di Rodolfo Pallucchini e Paola Rossi. Frederick Ilchman, curatore della pittura europea del Museum of Fine Arts di Boston. A sinistra: il quadro di Kingston Lacy attribuito a Tintoretto Più recentemente, sono stato il primo curatore della grande esibizione, «Tiziano, Tintoretto, Veronese: i rivali nella Venezia del Rinascimento» che si è svolta al Museo delle Belle Arti di Boston la scorsa estate e al Louvre di Parigi lo scorso autunno. Per il catalogo di entrambe, Robert Echols ed io abbiamo scritto delle sezioni sostanziose. Quanto al dipinto nel palazzo di Kingston Lacy, nel Dorset, questa è una riscoperta molto interessante, e l'interpretazione del suo soggetto rimane un enigma iconografico che stuzzica. Sebbene Bernard Berenson abbia pubblicato il dipinto e una fotografia in bianco e nero dello stesso già nel 1957, l'immagine è stata largamente ignorata dagli studiosi. Il restauro recente, che ha migliorato in modo spettacolare la sua visibilità e la sua leggibilità, era necessario da tempo, e deve essere applaudito. Possiamo capire l'eccitazione del National Trust inglese e siamo soddisfatti che tante persone siano affascinate dal mistero del suo vero soggetto. In termini di attribuzione, tuttavia, crediamo che il dipinto non sia stato eseguito dallo stesso Jacopo Tintoretto, ma piuttosto dai suoi assistenti di bottega, probabilmente negli anni intorno al 1580. Basandoci sulle fotografie, pensiamo di poter riconoscere la mano di un collaboratore particolare di Tintoretto, che ha lavorato anche su altri dipinti realizzati dalla bottega di Tintoretto. Nelle ultime decadi della sua carriera, infatti, Tintoretto ha avuto molti assistenti che, a volte, hanno completato dipinti da lui progettati o con la sua partecipazione e, altre volte, hanno lavorato completamente di propria iniziativa. Non è possibile dare un giudizio definitivo sulla paternità dell'opera basandoci sulle foto pubblicate che abbiamo visto, ma non vediamo alcuna sezione del dipinto che sembri propria dell'autografia di Jacopo Tintoretto. Invece, la mancanza di volume nei tipi figurativi, la muscolatura non convincente, le facce annebbiate e pastose anche nel primo piano, una composizione un po' confusa e così via, suggeriscono piuttosto un'altra mano in quel lavoro. Non vediamo l'ora di esaminare questo dipinto dal vero.