L'archeomafia all'assalto del Materano. In particolare, gli appetiti della criminalità organizzata che traffica in reperti archeologici sono rivolti alle zone attorno a Matera, come la collina di Timmari, e lungo la Val d'Agri. Ai boss, cioè, piacciono i tesori dell'antica Matheola e dintorni. Certo, non si tratta, al momento, di clan organizzati di stanza in Basilicata, quanto di cosche extraregionali (per lo più pugliesi) che utilizzano persone espertissime per scavare alla ricerca del tesoro. Tanto si evince dal rapporto che Legambiente e Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale hanno presentato in occasione della mostra "Terra futura", alla Fortezza da Basso di Firenze. Rapporto intitolato "Storie d'arte e di misfatti" in cui è stato raccontato il lucroso business dei furti d'arte in Italia. Così, nel 2009 sono stati 882 i furti di opere d'arte, 13.219 gli oggetti trafugati, 1.220 le persone indagate, 45 gli arresti. Ma anche che sono stati 19.043 i beni culturali illecitamente sottratti recuperati, insieme a 14.596 reperti paleontologici e 55.586 archeologici. Un estenuante lavoro delle forze dell'ordine per fronteggiare un assalto continuo ai tesori italiani, ad opera di mafiosi, trafficanti, collezionisti, tombaroli. Ed all'interno del rapporto un intero capitolo è stato dedicato all'operazione "Boucher" condotta il 20 gennaio scorso contro una organizzazione di trafficanti di reperti depredati nelle aree archeologiche delle province di Bari e, soprattutto, di Matera per un valore di 4 milioni di euro. Alcuni di questi reperti sono stati rinvenuti all'estero nelle dimore di boss che, così, riciclavano danaro sporco. Che le attenzioni dell'archeomafia siano indirizzate anche al Materano è stato confermato sia dai carabinieri sia da Antonio De Siena, sovrintendente ai Beni archeologici della Basilicata. Il Comando provinciale dell'Arma, tra l'altro, ha ricordato non solo la partecipazione alla "Boucher", condotta dallo speciale nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Bari, ma anche l'operazione "Archè" dell'aprile 2009. E confermata la matrice pugliese di mandanti e tombaroli. De Siena, dal canto suo, ha ribadito «l'importanza dell'operazione del 20 gennaio scorso che portò al recupero di numerosissimi reperti di pregevole qualità. Vasi, anfore, statue, sono ora affidati ai magistrati sino a quando non si concluderanno i processi a carico dei soggetti coinvolti ma che poi ci saranno consegnati per esporli al pubblico. I carabinieri recuperarono oggetti già detenuti da privati ed altri ancora nelle mani di personaggi dediti a scavi clandestini». Il sovrintendente ha anche confermato che le zone più aggredite sono quelle attorno a Matera e lungo la Vald'Agri. «Metaponto e Policoro, invece, sono protetti dall'alta densità demografica e, quindi, dal più stretto controllo del territorio. Tutto il Materano, però, è una terra ambita pur se fondamentale è l'attività di vigilanza e prevenzione svolta dalle forze dell'ordine. Dove c'è il tesoro ha concluso De Siena - c'è lo stimolo a cercarlo».
MATERA - I tesori da museo piacciono ai boss l'archeomafia a caccia nel Materano
Il rapporto "Storie d'arte e di misfatti" di Legambiente e Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale ha rilevato un lucroso business dei furti d'arte in Italia. Nel 2009, sono stati 882 i furti di opere d'arte, 13.219 gli oggetti trafugati, 1.220 le persone indagate, 45 gli arresti. Inoltre, sono stati recuperati 19.043 beni culturali, 14.596 reperti paleontologici e 55.586 archeologici.
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