LA «benedizione» di Bruxelles sul Dpef rappresenta un requisito indispensabile per la credibilità della politica economica italiana (e del debito pubblico italiano). Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, l'ha ottenuta - pur con una generica riserva sulla «timidezza» degli obiettivi - grazie alla notevole solidità dell'impianto razionale di questo documento. Secondo il Dpef, l'aggiustamento dei conti pubblici, fortemente squilibrati, si verifi-cherà in un quadro di crescita assai moderato, e quindi realistico, non «miracolistico»; sarà ottenuto, come il ministro dell'Economia ha spiegato nel suo recente discorso di Courmayeur, mediante differenziali di crescita (la velocità di crescita delle entrate deve risultare superiore alla velocità di crescita delle spese) spalmati sulle oltre ottomila voci del bilancio dello Stato e non invece mediante tagli spettacolari da effettuarsi su alcune voci soltanto. Il ministero dell'Economia punta così sulle cifre-quadro dell'equilibrio contabile complessivo, sulla sostenibilità generale della manovra, nell' ambito di una correzione strutturale del deficit; questo implica la tendenza a lasciare ai titolari delle funzioni di spesa buona parte della responsabilità per i singoli tagli. Siniscalco è inoltre impegnato a preservare il potere d'acquisto, il che potrebbe significare, oltre a tagli mirati di specifiche imposte indirette, come quelle sui carburanti, un'azione di «persuasione morale» per contenere gli aumenti di numerosi beni di consumo. Su queste linee generali, il ministro dell'Economia punta a ottenere una condivisione molto ampia, che travalichi gli schieramenti politici e gli interessi delle singole categorie sociali. Sin qui, tutto bene. Il chirurgo ha ottenuto da Bruxelles l'autorizzazione a entrare in camera operatoria. Quest' autorizzazione rappresenta una condizione necessaria affinché l'operazione possa essere eseguita, ma non è ancora una condizione sufficiente. La traduzione della prima parte del disegno concettuale del Dpef in articoli della prossima legge finanziaria, in grado di ottenere la maggioranza in Parlamento, richiede infatti che da una possibile, diffusa condivisione sui principi si passi a un concreto, anche se più ristretto, consenso politico su ogni singolo comma, su ogni singola cifra. Nel lungo percorso della legge finanziaria, il ministro dell'Economia dovrà difendere il suo disegno su due fronti. Il primo è quello dei responsabili della spesa: ministri ed enti locali che si accorgeranno rapidamente che la «rete» della nuova finanziaria è, sì, più flessibile ma certo non indolore (il ministro dei Beni Culturali ha già minacciato le dimissioni). Il secondo è quello della «guerriglia parlamentare», classica fase di sofferenza di tutte le leggi finanziarie, in cui singoli emendamenti, opera della maggioranza come dell'opposizione, possono, se non stravolgere le cifre generali, per lo meno abbassare fortemente la qualità dei provvedimenti. Perché si realizzi una finanziaria buona ed efficace, la politica dovrà dimostrarsi all'altezza del metodo esposto in sede europea.