Una torre alta cento metri dedicata al benessere termale. Un progetto iscritto allInarch Idee in libertà, anzi in verticalità. Alemanno ha lanciato la palla, e ora a Roma va di moda pensare ai grattacieli. In periferia? In aree degradate? Per costruire nuove case popolari in edifici dismessi e desueti limitando il consumo del territorio? Macchè. Pura provocazione e, qualcuno dice, perdita di tempo, soldi e credibilità degli architetti. Si vuole immaginare una Torre di 100 metri a non più di centocinquanta metri di distanza dal Colosseo. In uno spazio archeologico, il parco Traiano, dove anche i fili derba sono vincolati, e a un passo dalla Domus Aurea e dal delicato criptoportico che custodisce la meravigliosa Città dipinta, e immaginaria. Una boutade? Uno scherzo di qualche blog darchi-tête? No, è un concorso di idee indetto dallInarch, listituto nazionale degli architetti fondato dal prestigioso Bruno Zevi, insieme a "Arquitectum" gruppo cileno che mette in rete concorsi e progetti in Sudamerica, con premio finale di 3 mila dollari al primo classificato, pubblicato sul sito più seguito dai progettisti in cerca di lavoro e di passerella, Europaconcorsi.com. Si intitola, il concorso, "Rome 2010. Vertical Spa facing the Colosseum" e non è visionario. È stato pubblicato lo scorso otto giugno, in pieno dibattito grattacieli sì grattacieli no a Roma, con viatico del sindaco orientato verso il sì. Scadrà il prossimo 10 agosto e, si legge nelle linee guida, è già stato scaricato 101 volte. Dunque, i dettagli del bando: la Torre dovrà essere alta cento metri e dovrà essere un edificio SPA, citazione latina "salute per aquam" cioè un edificio di benessere termale, che si debba "armonizzare con Roma ma, insieme, darsi un aspetto di nuova icona della Capitale". Dovrà stagliarsi in unarea ampia di 4 mila metri quadrati e, anche, «proporre un linguaggio stilistico che possa dialogare con i più celebrati monumenti romani in una globale identità». E ancora: in cima dovrà avere uno "sky bar" con tanto di giardino, obbligatorie terrazze di almeno 25 metri quadrati, un corposo numero di vasche e lavatoi per il benessere, dieci saune finlandesi, e altrettanti bagni turchi. Nessuna restrizione sul tipo di materiali: dal marmo al metallo al legno, allacciaio. Non esclusi anche il cemento a vista e lo stucco per decorare lesterno. La giuria che dovrà stabilire il vincitore di questo concorso "a perdere", visto che non cè nessun committente che pensa di finanziarlo, annovera professionisti e docenti universitari, come Guendalina Salimei e Massimo Locci. La presiede Francesco Orofino, segretario nazionale dellInarch, da sempre nel "partito" pro grattacieli, purchè di qualità : «Questanno il nostro istituto compie cinquantanni e abbiamo pensato di sottolineare la ricorrenza con questo bando, certo provocatorio» spiega, «è un concorso accademico che non dovrà avere alcun esito concreto, piuttosto il merito di far circolare idee. Certo, lidea è un po folle ma in fondo anche Zevi ci aveva abituato a momenti di rottura. E comunque ci è sembrato assai pertinente, in un momento in cui cui si parla tanto di verticalità. E però, sia chiaro, pur nellaccademicità del bando, trovo paradossale porre un veto allarchitettura verticale, perché sarà il destino della città contemporanea per non consumare territorio. E comunque penso che ci sarà da divertirsi a vedere una per una tutti i progetti che arriveranno». Ma lInarch non si potrebbe occupare di tematiche più serie, invece di indire finti concorsi? «Guardi che a Roma di concorsi "finti", anche se dipinti come veri, ce ne sono a iosa: penso alla nuova sede dellIstat, o a quella dellAma o a tutto il complesso del cosiddetto Campidoglio 2. Anche i veri concorsi sono finti. E noi siamo i primi a lamentarci di questo. Ogni tanto però, ci possono essere idee a perdere per alimentare un dibattito culturale».