Riaprono le stanze di Tobino. Quelle dove nacquero le pagine dei suoi romanzi più celebri. E dove il medico-scrittore lavorò e visse quasi un'intera vita, rimanendoci anche dopo il pensionamento da primario. La Palazzina Medici dell'ex manicomio di Maggiano riapre oggi dopo un lungo restauro finanziato con 2 milioni di euro dal ministero per i beni culturali. Diventerà la sede della Fondazione Tobino e un museo dedicato allo scrittore, del quale ricorre il centenario. La manifestazione di oggi è la più importante tra le numerose organizzate per la ricorrenza, così la Fondazione ha chiamato quattro pezzi da novanta a renderla ancora più memorabile. A festeggiare la riapertura delle stanze di Tobino, oggi alle 16, saranno infatti il regista Mario Monicelli e gli scrittori Maurizio Maggiani, Silvia Ballestra e Giorgio Van Straten. Un pomeriggio di ricordi e cultura, tra i racconti di Monicelli - che di Tobino era amico e pochi anni fa ha girato "Le rose del deserto" ispirandosi al "Deserto della Libia" del medico-scrittore - e la rilettura delle "Libere donne di Magliano" della Ballestra. Tobino, viareggino di nascita, lavorò per quarant'anni all'ospedale psichiatrico di Maggiano, dove visse fino alla morte, avvenuta ad Agrigento l'11 dicembre 1991 dopo aver ritirato il Premio Pirandello. Scelse di restare sul colle di Fregionaia, dove si trova il grande complesso dell'ex manicomio, anche dopo essere andato in pensione. «La mia vita è qui - scrisse nelle "Libere donne di Magliano" -. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le mie vacanze. Qui, fino a questo momento sono ritornato. Ed il mio desiderio è di fare ogni giorno di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare». La riapertura della Palazzina Medici riporta l'attenzione sul destino dell'intero ex ospedale psichiatrico di Maggiano. Quella che torna a vivere oggi è, infatti, solo una piccola parte dell'immenso complesso di Fregionaia, fino al 1980 sede del manicomio, che arrivò ad ospitare anche 2000 pazienti, con altrettanti infermieri e medici. Una struttura imponente e storicamente significativa, immersa in uno splendido parco, che sta andando sempre più in malora, senza un progetto per il suo recupero e la sua valorizzazione. Ad eccezione, appunto, di piccole zone felici, come l'ala della Palazzina Medici, in comodato d'uso alla Fondazione Tobino che per il restauro ha ottenuto i finanziamenti sia dal ministero che dalla Provincia. Per l'ex ospedale psichiatrico, negli anni, si è tentata anche la strada della vendita, ma senza successo. Qualche volta le enormi stanze e i cortili di Fregionaia sono tornati a rivivere perché scelti per mostre o set di film, come "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati, girato tre anni fa. Poi il sipario si è di nuovo chiuso.