In pieno giorno, fra decine di turisti, rubato a Oslo il celeberrimo quadro di Edvard Munch. Non era sorvegliato, non era assicurato, è impossibile rivenderlo Con una scritta sobria e malinconica, «Il museo è chiuso lunedì 23 agosto a causa del furto dei quadri L'urlo e Madonna», la pagina delle notizie nel sito del Munch Museet di Oslo annuncia ai suoi visitatori, virtuali e non, che la raccolta è stata privata dei suoi due pezzi più celebri, e in particolare di quell'Urlo che - dipinto dal pittore norvegese nel 1893 e riprodotto in milioni di esemplari su cartoline, tazze e magliette - è ormai da decenni entrato a far parte dell'iconografia popolare. Proprio l'estrema celebrità dei due quadri trafugati rende ancora più impressionanti le modalità della rapina, avvenuta intorno a mezzogiorno di domenica, quando nelle sale del museo si aggirava un'ottantina di visitatori: in poco più di un minuto i due ladri, coperti da passamontagna, hanno staccato dalle pareti le due opere e sono usciti dalla galleria, senza che nessuno provasse a fermarli o scattasse un sistema di allarme. «E' impressionante, non abbiamo protetto a sufficienza i nostri tesori e dobbiamo trarne ora una lezione per il futuro», è stato il commento del ministro norvegese della cultura, Valgerd Svarstad Haugland. Queste frasi, come le promesse di misure più rigorose per la salvaguardia delle opere d'arte, sono state accolte in Norvegia (e non solo) con molto scetticismo: negli ultimi anni, infatti, i ladri hanno avuto modo di accanirsi più volte con successo proprio contro le opere di Munch. Nel 1988, dallo stesso Munch Museet è stato trafugato il Vampiro, recuperato per fortuna qualche tempo dopo. Cinque anni dopo, nel '93, è stato il turno dello studio per un ritratto, rubato durante le ore di apertura dalle sale della Galleria Nazionale di Oslo, e mai più ritrovato. Infine, nel febbraio del 94, alla vigilia dell'apertura dei Giochi olimpici invernali di Lillehammer, ancora dalla Galleria Nazionale è scomparsa un'altra versione dell'Urlo, e i ladri, che per entrare nel museo si erano limitati ad appoggiare una scala a una finestra, hanno aggiunto al danno la beffa, lasciando al posto del quadro rubato un bigliettino: «Grazie per la scarsa sorveglianza». L'opera è stata recuperata tre mesi dopo, e sistemata in una sala di più difficile accesso. Nonostante questi precedenti, i responsabili dei musei norvegesi rivendicano la loro scelta di esporre anche i quadri più famosi senza particolari misure di sicurezza. Dopo il recentissimo furto dell'Urlo e della Madonna, Sune Nordgren, direttore del Museo nazionale di Oslo, ha dichiarato che si tratta di «una questione di equilibrio»: «Non potremmo fare come al Louvre, dove la Gioconda è posta all'interno di una teca di vetro. La sensazione che si prova davanti a un quadro scomparirebbe. Non vogliamo guardie armate nei nostri musei». Il problema è che un buon sistema di sorveglianza richiede mezzi sofisticati e, soprattutto, molto costosi, che ben pochi musei possono permettersi. E per lo stesso motivo, la maggior parte delle opere esposte nei musei - e i quadri di Munch appena rubati non fanno eccezione - non sono coperti da garanzie assicurative. A proposito dell'Urlo e della Madonna, John Oeyaas, responsabile delle polizze assicurative per tutti i beni di proprietà del Comune di Oslo, ha detto che «quei quadri sono insostituibili, e assicurarli per il furto non avrebbe alcun senso». Per questo motivo, e per la grande fama delle opere rubate, non si prevede che i due dipinti verranno immessi sul mercato clandestino, e il furto viene invece ricollegato a una possibile richiesta di riscatto (secondo le stime degli esperti, una valutazione dell'Urlo potrebbe superare i settanta milioni di dollari).