Le polemiche sulla realizzazione del polo logistico di Braccagni investono un pregresso di fatti e percorsi attinenti la recente storia di Grosseto, che in questa fase di dibattito - aperta da Il Tirreno - non possono essere dimenticati. In primo luogo l'affossamento del patrimonio ferroviario della Maremma e della città che negli ultimi decenni ha visto la completa dismissione del traffico merci, l'eliminazione del deposto bagagli, la continua inesorabile diminuzione del personale, la chiusura del deposito manutenzione e il conseguente calo di movimentazione treni alla stazione di Grosseto. Assistiamo poi - da anni ormai - ad un accerchiamento del sedime ferroviario, continuamente rosicchiato, da pressioni edilizie che vedono nell'adiacente deposito del Consorzio agrario il culmine di questi tentativi speculativi giustificati anche dall'assurda eliminazione del collegamento ferroviario che "avvicinava" i silos del deposito con i binari individuando così un primo reale centro intermodale cittadino. Percorso che permise, alcuni anni fa, l'avanzamento di una proposta a mio avviso demenziale che riguardava il possibile interramento del tracciato ferroviario per far posto ad un violone e - ovviamente - a nuove forme di speculazione edilizia. In secondo luogo, l'affossamento del Piano Regolatore aeroportuale che individuava proprio nel sito del Consorzio agrario il terminal del traffico charteristico a cui ambiva il nostro scalo civile in una logica di nuova infrastrutturazione viaria, di superfici destinate a deposito e stoccaggio che abbisogna laddove il traffico aeroportuale genera movimentazione di persone e merci. Situazioni che dovevano essere recepite negli strumenti urbanistici comunali e provinciali e che invece, disattese, hanno permesso l'edificazione selvaggia intorno all'area aeroportuale riducendo la stretta via Orcagna ad unico collegamento viario. Adesso, dopo aver perso Ryanair, Gs Aviation e Impresit, dopo che Viterbo diventerà l'alternato di Fiumicino, con Siena aeroporto del sud toscana, assistiamo a puerili tentativi di "rivitalizzare" il traffico aereo, probabilmente finalizzati a distogliere i cittadini dal ricordare quello che, volutamente, non si è fatto. Certo è che la casta politica, poco incline a studi scientifici, ad analisi territoriali, a coerenti percorsi progettuali, è invece più sensibile a immediati e vacui proclami. Ebbene il nostro territorio è stato investito più da fenomeni di speculazione fondiaria ed edilizia che da grandi interventi di trasporto pubblico, di intermodalità, di infrastrutture moderne ed a basso impatto ambientale finalizzate al recupero dell'esistente nel solco di una scelta politica che ha trovato invece, altrove, non pochi estimatori. Oggi mi sento quindi di dire che prima di proporre cattedrali nel deserto che inesorabilmente andrebbero a sottrarre nuovo territorio, ci si interroghi sulla logica schizofrenica che vede da una parte abbandonare, destrutturare, paralizzare e dall'altra proporre aleatori, impattanti, irreversibili interventi. Se poi il nuovo territorio da saccheggiare è anche portatore di importanti reperti archeologici credo che i dubbi avanzati a Braccagni da Galeotti Cygielman siano più che legittimi ed in sintonia anche con gli intendimenti del nuovo assessore regionale all'urbanistica Anna Marson, che sta chiedendo appunto un giusto ripensamento sul " bruciare" nuovo territorio. Arch. Roberto Aureli progettista del master plan aeroportuale del 1991
TOSCANA - URBANISTICA. GROSSETO - Non saccheggiamo ancora questo nostro territorio
Il polo logistico di Braccagni è un progetto controverso che ha suscitato polemiche nella comunità locale. La storia del sito è segnata da eventi negativi, come l'affossamento del patrimonio ferroviario, la chiusura del deposito manutenzione e la diminuzione del personale. L'area è stata anche oggetto di pressioni edilizie, con l'edificazione di nuove strutture intorno al sito. Il piano regolatore aeroportuale originale aveva previsto l'uso del sito come terminal del traffico charteristico, ma questo progetto non è stato realizzato.
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