Capolavori violati Assalto in 40 secondi al museo di Oslo dedicato all'artista: rubata la "Madonna" e uno dei 4 esemplari del suo quadro più famoso, già trafugato nel 1994 UNA tranquilla domenica estiva del Grande Nord. L'orologio segna le 11,15. Qualche rintocco, le lancette si fermano alle 11,16 circa. Quaranta secondi soli sono bastati per far scomparire dal Museo Munch di Oslo due opere, le più famose, Il grido - o L'urlo come viene spesso chiamato nella traduzione italiana - e Madonna dell'artista norvegese Edvard Munch. Meno di un minuto, dunque, e davanti agli occhi dei visitatori, un centinaio in tutto. Con audacia, impudenza, certamente con la consapevolezza di farla franca, due uomini, forse tre, mascherati e armati sono entrati nel museo, con gesti precisi e con notevole dose di sangue freddo, da manuale del perfetto rapinatore, hanno staccato dalla parete i due capolavori, completi di cornici. Appesi con due fili a un gancio è stato sufficiente afferrarli, tirare i fili per spezzarli e portarli via indisturbati, o quasi. I ladri, quindi, si sono diretti alla porta di uscita; saliti su un'auto, un'Audi A6 di colore nero come gli abiti dei banditi, in attesa con il motore acceso, sono ripartiti, immaginiamo, a tutto gas. Un giochetto da ragazzini per dei professionisti navigati. Nessun colpo d'arma da fuoco è stato sparato, ma uno dei malviventi, secondo le prime confuse testimonianze, avrebbe minacciato una persona dello staff del museo puntandole la pistola alla tempia e steso al suolo tre guardie. I visitatori tutti illesi, una signora in stato di choc per l'accaduto è stata invece ricoverata in ospedale. Alcune ore dopo il furto il capo della polizia criminale Kjell Pedersen ha annunciato di aver ritrovato l'auto usata dai rapinatori e alcuni pezzi della cornice di un quadro. Tuttavia, malgrado un sistema a circuito chiuso, sarà impossibile identificare i rapinatori a causa del cappuccio nero che copriva loro il viso. «Quello che mi sembra strano», ha detto ai microfoni di Radio 24 del Sole 24 Ore il giornalista francese François Castang, testimone del furto, «è che le misure di sicurezza fossero inesistenti. Non è suonato alcun allarme, non c'era metal detector, era possibile portare con sé un coltello o una pistola senza alcun controllo». Se il furto è stato rapido e indolore, sembra - sempre secondo la ricostruzione di Castang - che la reazione della polizia sia stata al contrario piuttosto lenta e che gli agenti siano arrivati almeno quindici minuti dopo il furto con fare rilassato «senza correre e senza nervosismo». Accuse subito respinte dal portavoce del museo Jorunn Christofferson che ha difeso l'operato della polizia affermando che la prima preoccupazione è stata quella dell'incolumità dei visitatori. Il direttore del Museo nazionale di Oslo, invece, ha dichiarato di aspettarsi la richiesta del riscatto, escludendo l'adozione di maggiori misure di sicurezza nei musei norvegesi perché «si perderebbe il senso di esperienza artistica». Quel verde e quel rosso dell' Urlo attraverso i quali Munch, come scrisse Van Gogh, «aveva voluto esprimere la violenza delle passioni umane» sono diventati le icone della società moderna e il furto va ben oltre il suo valore, praticamente è un'opera invendibile, di oltre 54 milioni di euro. Tesoro nazionale norvegese, la sua perdita ha scatenato rabbia, dolore e polemiche nel Paese che lo ha generato. Eppure non è la prima volta che opere di Munch vengono rubate. Nel 1988 venne trafugato Il vampiro , ritrovato poco dopo. Lo stesso era accaduto per la litografia Madonna , Studio per ritratto e per una delle quattro versioni dell' Urlo , sparita in analoghe circostanze dalla Galleria Nazionale nel 1994, in occasione delle Olimpiadi invernali di Lillehammer che si trova a 170 chilometri dalla capitale norvegese. Fu ricuperato dopo qualche mese. Speriamo che accada anche questa volta.
Capolavori violati Assalto in 40 secondi al museo di Oslo
Il Museo Munch di Oslo è stato oggetto di un furto audace e rapido. Due uomini, forse tre, hanno entrato nel museo e hanno rubato due opere di Edvard Munch, "Il grido" e "Madonna", completi di cornici. I ladri hanno usato un sistema a circuito chiuso e hanno evitato di sparare armi da fuoco. L'auto usata dai rapinatori è stata ritrovata e alcuni pezzi della cornice di un quadro sono stati trovati. Tuttavia, il cappuccio nero che copriva il viso dei rapinatori rende impossibile l'identificazione. Il furto è stato considerato un "giochetto da ragazzini" per i professionisti navigati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo