Questo è il programma civile e personale dei 6 napoletani per ogni mille abitanti che da quasi dieci anni vanno via dalla città. È il programma del decoro e della dignità del Sud. Che, nonostante la Lega, tanti coetanei dei nostri ragazzi, di Treviso o di Torino, di Piacenza o di Udine, hanno imparato ad apprezzare. È il programma dellarticolo 1 della Costituzione: fondarsi sul lavoro. Ma oggi ripartono verso il Nord senza neanche quel programma. Perché vedono la fine di un orizzonte di speranza negli occhi dei loro coetanei settentrionali, spauriti dai morsi della crisi. Terribile, che più terribile non si può. E in questo paesaggio, solcato da unincertezza che investe il mondo intero, a pochi chilometri dalla nostra città - la quale non vede salvare né aprire unindustria da molti lustri, che conosce un tasso di disoccupazione, in particolare femminile, da terzo mondo e una percentuale di famiglie povere ben oltre un terzo dellintera popolazione si assiste da giorni alla mancata chiusura dellaccordo per lo stabilimento Fiat di Pomigliano dArco. Sulla cui vicenda solo qualche raro politico spende poche parole e nessun intellettuale un briciolo di attenzione. Una vergogna pari solo alla depressione civile che ci attanaglia. Per il rispetto che si deve a quei ragazzi di Napoli in partenza e anche ai loro coetanei del Nord, vogliamo, per piacere tutti - ricordare a noi stessi i termini nudi e crudi della vicenda di Pomigliano? Le cose stanno come segue. La Fiat intende investire 700 milioni di euro per risanare una fabbrica da capo a piedi. È unoperazione che può garantire lavoro per diciotto anni. A 4700 operai. Il che significa che garantisce lavoro a altri 12.000 dellindotto campano. Sono ventimila famiglie. Centomila persone almeno. Persone con un lavoro e una dignità qui. Che fanno il tessuto civile di un territorio. Ad altri 500 operai è stata garantita landata in pensione. Perché ne avevano i requisiti. A Pomigliano si vuole trasferire la produzione di massa della nuova Panda, che sta per uscire, una produzione che si intende riportare in Italia dalla Polonia. Si tratta della produzione dellutilitaria europea che ambisce al primato delle vendite continentali nella stagione della lunga crisi e della possibile ripresa. Si programmano duecentottantamila vetture lanno. Vetture che promettono la migliore performance ecologica oggi a portata di mano, con motori misti, benzina, Gpl, metano, a bassi costi di consumo, in molte versioni. La Fiat, per garantire queste ambizioni, di fronte a una concorrenza fortissima, chiede 280 giorni lavorativi effettivi, a diciotto turni per 6 giorni a settimana. Ogni operaio avrà due giorni di riposo. Laccordo è a portata di mano. Si è già giunti a una dignitosa mediazione sulle pause passate da 40 a 30 minuti e sulla mensa a fine turno. Ora la Fiat chiede due cose. Che laccordo sia esigibile e dunque assolutamente protetto dalle micro-conflittualità di azienda o di reparto. E che si dia un taglio allassenteismo cosiddetto anomalo. Che ha luogo quando, per esempio, cè una partita di calcio o anche quando cè uno sciopero in vista e allimprovviso aumentano le malattie a dismisura. Cose che rendono meno credibile la tenuta della produzione programmata. Non è tempo di raccontare frottole sulla beltà della produzione contemporanea: la vita in fabbrica è dura, spesso insopportabile. Si esce stravolti. Ma viviamo in un tempo è tanto brutto quanto necessario doverlo riconoscere in cui la vita senza quel lavoro è peggio ancora. Di molto. Forse è davvero lora di dire che non ci sono scelte. E il mondo sindacale e politico deve saperlo dire. Forse ci sarà un nuovo ciclo espansivo. E si potranno ri-contrattare i termini delle cose. Ma non ora. Ora è il tempo della serietà davanti a quei ragazzi del Nord e del Sud. È il tempo di un patto forte e dichiarato tra produttori. Che salvi il lavoro e che contribuisca a rimettere il Mezzogiorno produttivo al centro della vicenda economica del Paese.
CAMPANIA - Pomigliano ultima fermata, ora scegliere è un obbligo
Il testo parla di un accordo tra la Fiat e i sindacati per la riapertura del stabilimento di Pomigliano d'Arco a Napoli. La Fiat intende investire 700 milioni di euro per risanare la fabbrica e garantire lavoro per 18 anni a 4700 operai, oltre a 12.000 persone dell'indotto campano. La produzione di massa della nuova Panda si intende trasferire in Italia dalla Polonia. L'accordo richiede 280 giorni lavorativi effettivi, a diciotto turni per 6 giorni a settimana, con due giorni di riposo. La Fiat chiede protezione dall'assenteismo e dalla malattia.
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